BusinessOlos studia il futuro per il second hand
Nasce la piattaforma digitale made in Italy per supportare i brand nella valorizzazione dell’usato in una chiave strategica e ancor più sostenibile
Arriva dal Veneto quella che sembra essere una tecnologia pronta a rivoluzionare il mondo del second-hand. Si tratta di Olos tech, una piattaforma tecnologica tutta Made in Italy che supporta i brand di moda nella gestione e valorizzazione del second-hand con l’obiettivo di trasformare il mercato dell’usato in una leva strategica e sostenibile. «Olos è una tecnologia relazionale che crea un link robusto e dinamico tra il brand, il prodotto e il consumatore assicurando tutto il percorso di vita del prodotto, oltre la prima vendita», racconta durante il MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025 Damiano Donati, senior partner Inema fit strategy Olos.Più di un passaporto digitale, la tecnologia Olos propone soluzioni b2b scalabili per recuperare, certificare e rivendere i prodotti usati in modo strutturato, integrando il resale nei canali ufficiali con l’importante discrimine di mantenere il controllo sul ciclo di vita del prodotto. «Questa certificazione permette di tracciare e mantenere il valore originale del prodotto anche durante la seconda o terza vendita. Una catena che permette al brand di partecipare al valore economico di un prodotto durante tutto il suo ciclo di vita, oltre alla prima vendita in boutique», prosegue Donati.Marco Silotto, ceo creator founder di Olos, aggiunge: «Ai brand forniamo una tecnologia software che, attraverso la creazione di digital twin, certifica prima il prodotto, poi la proprietà del consumatore con dei dati che possono essere trasferiti dal brand all’utente e poi a un altro utente». I vantaggi qui sembrerebbero essere molteplici. Ogni passaggio di proprietà, spiegano i due responsabili, è custodito nel database interno dell’azienda e questo consente al brand di ottenere innumerevoli informazioni, oltre a mantenere una parte del valore scambiato tra i consumatori. «Con queste tecnologie garantiamo invece valore al prodotto second-hand sia per il cliente, sia per il brand. Il second-hand oggi è un’opportunità di business per i marchi», conclude Donati. (riproduzione riservata)
Flavia Iride