TrendNew American beauty firmata Calvin Klein
«Ho scoperto che il marchio appartiene più agli altri che a me e ho voluto ritagliare uno spazio più intimo». Veronica Leoni conferma la sua mano attenta ai codici della fashion house con occhio analitico. Tra rimandi all’underwear-feticcio, effetti sgualciti e oscillazioni minimal versus oversize
L’appeal sul mondo delle star continua ad esserci. D’altronde Calvin Klein rappresenta uno degli hot ticket delle sfilate americane e in prima fila ecco arrivare celeb come Lily Collins, Rosalia fresca di debutto come viso della maison, Carolyn Murphy il cui fascino non è stato intaccato dal tempo. E per la sua seconda prova alla guida creativa della maison americana, Veronica Leoni conferma quella mano attenta ai codici della fashion house con un occhio today. «Quello che ho scoperto è che Calvin appartiene più agli altri che a me», ha spiegato a MFF la designer al termine dello show, «appartiene alla strada, a coloro che l’hanno già nel cassetto. Avevo voglia di ritagliare uno spazio più privato e un po’ nerd sulla moda. Abbiamo fatto un duro lavoro sul design e sulle forme, sul cartamodello, sulla ricerca dei materiali e delle texture».
Aprono abiti dalle geometrie secche e minimaliste portate con fazzoletti sulla testa. I capospalla sono over ma stretti in vita sapientemente. Tra effetti increspati e spieghettati, vissuti. Con dettagli artsy, come i grandi pom pom lucidi che vibrano al passo come le frange all-over dei vestiti. «La parte più divertente è stata provare a possedere con un’identità più personale il feticcio, perché in fin dei conti Calvin Klein è un feticcio», ha continuato Leoni. L’underwear e l’intimo entrano nella collection. Il celebre elastico fa la sua comparsa, arriva fino alle visierine sugli occhi. Diventa frammento di un abito sagomato. «Quando sono a New York cammino tantissimo al mattino, le gente si sveglia presto», ha aggiunto la creativa, «io esco con quattro borse e loro vanno in giro con niente. Il processo è stato proprio quello di ridurre il più possibile e ci siamo divertiti con quei portachiavi minuscoli. Per raccontare quel dinamismo delle 7 del mattino della Grande mela in cui esci, prendi le chiavi e bevi un caffè. Hai avuto la tua serata e ancora in mente c’è Kylie Minogue (che era nel soundtrack della sfilata, ndr). C’è quella spontaneità».
Giudizio. Calvin Klein rappresenta una mission non facile. Il ragionamento di Veronica Leoni è interessante, c’è molto pensiero dietro ogni abito. Ci si augura che le vengano dati tempo e risorse per far uscire e tradurre questa visione senza quella fretta che oggi spesso la moda ha. (riproduzione riservata)