TrendNel miraggio di Rowen Rose
Una chiesa sconsacrata, un deserto e una collezione co-ed. Tra suggestioni artistiche e look ancorati ai codici del brand francese ma Made in Italy
Tutti a messa con Rowen Rose. L’ingresso è segnato dall’odore d’incenso, da una temperatura ambigua, dal rosso che affiora tra pietra e sabbia. La designer francese Emma Rowen Rose sceglie una chiesa abbandonata per presentare «Mirage rose», sfilata co-ed che punta sull’esperienza prima ancora che sugli abiti.
Dopo il debutto a Villa Litta Lainate nel giugno 2025, il brand insiste sul formato immersivo. Qui il riferimento è il deserto, evocato come spazio mentale, con un chiaro rimando alle rovine di Petra. La scenografia domina, luce calda e instabile e una fragranza ambrata firmata L’Artisan parfumeur che avvolge lo spazio.
La collezione prosegue l’estensione del menswear, confermando una fluidità ormai strutturale nel linguaggio del marchio. Tessuti naturali, pelli e sete plissettate, patchwork e frange dialogano con silhouette costruite e la spalla forte, cifra riconoscibile di Rowen Rose. La palette si muove tra marroni, terracotta e gialli senape, interrotta da contrasti netti e lampi di rosso e rosa.
E poi i riferimenti dichiarati al surrealismo, da Salvador Dalí a Paul Éluard. E l’illusione come motore creativo.
Giudizio. Alla fine, come nel deserto messo in scena, ciò che rimane è una traccia. Una silhouette netta, un’immagine definita e una scia di profumo. (riproduzione riservata)
- Quali sono le principali influenze surrealiste nella collezione "Mirage rose"?
- Come è stata utilizzata la scenografia per creare l'esperienza immersiva della sfilata?
- In che modo la collezione Rowen Rose affronta la fluidità di genere nel suo linguaggio stilistico?