TrendNel mare infinito di Courrèges
Sulla pedana in movimento perpetuo, Nicolas Di Felice gioca tra geometrie e tailoring
Sotto le volte in ferro un manto bianco avvolge la sala, reset come annullamento dalle chiassose distrazioni esterne, firma di Courrèges nell’epoca di Nicolas Di Felice. Al centro della stanza, l’espediente di stagione per coinvolgere sensi e accendere pensieri. Un cerchio nero preciso che sprofonda appena per ospitare un oceano di piccole biglie metalliche. Il pensiero vola al pendolo di Newton, all’attrito che esaurisce l’energia cinetica. L’illusione del moto perpetuo. Eppure Di Felice inclina il fondo del pozzo, da un lato, dall’altro. E le sferette si muovono come onde, per sempre. Il suono provocato dalla loro collisione profuma di mare, è ipnotico e infinito come suggerisce la forma del bracciale consegnato agli ospiti come invito allo show.
L’immagine risultante è grafica alla maniera della griffe che porta avanti l’eredità di André Courrèges, ideatore del marchio iconoclasta che ha incarnato la giovinezza e la novità dei Sessanta, simbolo di un decennio di corpi e costumi liberati, di ottimismo, di entusiasmo per lo Spazio. Nell’opera del nuovo creativo, che torna da Courrèges dopo che a giugno era stato guest designer della haute couture di Jean Paul Gaultier, c’è ancora lo spazio, non nella sua accezione astronomica. Ciò che indaga Nicolas Di Felice è il luogo disponibile per gli oggetti della realtà in quanto si considerano individuati da una collocazione o posizione, dotati di dimensioni e suscettibili di spostamento.
Per lo stilista sono così i vestiti, su cui applica un atto di riduzione grafica piacevole e piacente. Si può togliere e squarciare con rigore ma senza violenza, addirittura con un sottile erotismo belga, dimostra mentre porta in scena il primo capospalla. Nessuna manica, un cilindro che avvolge busto e gambe con due spaccature per infilare braccia che però rimangono protette al suo interno. Come le gambe sono fasciate, strettissime. Gli occhi oscurati da occhiali come mascherine. Poche curve, il taglio della spalla, la forma del cappuccio che sembra una crisalide. Poi quelle tasche orizzontali per citare un punto fermo di Courrèges, quella gestualità signature di provare a infilarci una mano dentro.
Altre linee parallele al suolo, quelle della vita bassissima dei pantaloni su cui corre, altezza ginocchio, una cintura da trench che limita la falcata con un che di bondage, portati in pedana da Irina Shayk. Ma anche dei sottili rettangoli come bande di censura per coprire appena il décolleté. Abiti e giacche sono un gioco di incastri geometrici e compenetrazioni di volumi solidi, hanno una certa fisicità monolitica. Altri dress leggerissimi come solo una composizione di tratti sinuosi e senza spigoli può creare su scolli e orli. E quindi una fusione tra i due mondi sul finale, quando appare Vittoria Ceretti.
Giudizio. Di Felice è a capo di Courrèges dal 2020 e sotto la sua guida, il marchio oggi di proprietà di Artémis, holding della galassia Kering, ha visto la sua desiderabilità decollare nuovamente. Considerando il moto perpetuo dell’acqua ricreato in passerella, ci si potrebbe chiedere: come può uno scoglio arginare il mare? Di certo, l’instabilità del mercato non frena il lavoro dello stilista, che ogni stagione trova un modo non destabilizzante ma non per questo meno interessante per dare un twist alla matematica e a Courrèges. (riproduzione riservata)