TrendVivienne Westwood, boudoir firmato Andreas Kronthaler
All’Institut de France va in scena un viaggio che unisce il Mediterraneo a Versailles, il pubblico e il privato sotto la cupola voluta da Mazzarino
Andreas Kronthaler porta il suo show all’Institut de France, lo spazio creato dal cardinale Mazzarino nel Seicento, sotto una cupola che rimanda ai palazzi romani. Dietro una grande sedia, in una sorta di scenografia intima, lo stilista scherza: «Il luogo è qui di fronte, rispetto a questo palazzo sembra quasi una casa di campagna». Ma il tono, anche se leggero, cela un pensiero profondo, lo stesso che anima il racconto della collezione. «Credi nella reincarnazione? Io posso raccontare due vite precedenti. La prima come uomo, un soldato romano. La seconda come regina di Francia. Adesso lo sai…», confida Kronthaler. Un filo che lo lega ancora a Vivienne Westwood: «Vivienne e io amavamo i vecchi profumi di Versailles, ed è proprio a loro che si ispira la nostra fragranza Boudoir, lo stesso nome che ho voluto dare a questa collezione». E infatti il brand lancia il nuovo scent con questo nome a fine show. Boudoir come uno spazio segreto, privato, lontano dalle distrazioni continue. «È lì che sei più vicino a te stesso, dove risiede la verità. La verità è nel tuo cuore». Da questa idea prende forma la collezione, partita dai drappeggi delle vecchie tende trasformati in abiti. «Mi sono innamorato di quei tessuti tipici italiani che si trovano ovunque nei mercati. Li abbiamo combinati con le stampe iconiche della maison, riutilizzando tessuti rimasti in archivio. Vivo a Milano e quest’estate ho trascorso del tempo su un’isola siciliana. Più di ogni altra cosa volevo catturare lo spirito del Mediterraneo». Il risultato sono abiti che sembrano vissuti, facili da portare, semplici da curare. Né vecchi né nuovi, ma autentici. In passerella, accanto ai modelli più giovani, brillano icone senza tempo come Carmen Kass e Simonetta Gianfelici.
Giudizio. Il racconto visionario si traduce in un guardaroba coerente e credibile, capace di coniugare teatralità e concretezza. L’uso di tessuti riciclati e materiali ritrovati conferma una coerenza etica che non spegne la poesia, ma la rende ancora più attuale. (riproduzione riservata)