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Moschino riparte dal manichino

Il creativo Adrian Appiolaza sceglie come starting point il dressmaker dummy dress del 1992. La decostruzione diviene processo di ricostruzione. E gli abiti sono un patchwork di elementi provenienti da altri capi 

di Tommaso Palazzi
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Un look Moschino fall-winter 2025/26 (ph Francesc Ten/MFF)
Un look Moschino fall-winter 2025/26 (ph Francesc Ten/MFF)

Un riferimento storico dell’iconografia di Moschino è il punto di partenza di Adrian Appiolaza, direttore creativo del brand di Aeffe group, alla sua terza prova. Si tratta dell’«abito manichino» che Franco Moschino creò nel 1992. Tagliato aderente al corpo, rappresenta una base sia letterale che ideologica per la realizzazione di abiti e, al contempo, il principio di una sfilata modellata sul valore che l’industria della moda rappresenta oggi. Prima di entrare, I guest ricevono una merenda con i celebri Milano biscuits dell’americana Pepperidge farm, con cui la label firma una borsa. Sul catwalk, disseminato di coriandoli neri, gli abiti sembrano congelati a metà della loro creazione, il tailoring viene sezionato e le sue componenti rielaborate come elementi decorativi.

Una cimosa grezza, realizzata appositamente per questa sfilata, diventa un nuovo segno distintivo: un non-logo che disfa i bordi sartoriali, dissolvendosi in un drappeggio libero. «Non c’è lavoro senza il workwear», ricorda in backstage lo stilista. Denim e pelli lavate, elementi atipici per Moschino, qui vengono tradotti nel linguaggio della maison, con esagerazioni e giochi di scala che ne distorcono l’origine. Lo stesso vale per i motivi più iconici del marchio: il fiocco, annodato al polso o al collo, viene ampliato fino a dimensioni monumentali o fatto scomparire fino a diventare una silhouette sulla pelle nuda, risultando paradossalmente più presente nella sua assenza.Un abito da sera può essere realizzato in carta o sacchi della spazzatura, in un puro atto di sovversione, mentre un piumino e un cuscino extra-extra large avvolgono interamente il corpo.

Da Moschino, nulla è mai come sembra: accessori trompe-l’oeil e surreali. Una borsa può sembrare qualsiasi cosa, tranne che una borsa. Il vocabolario di Moschino si arricchisce di valore: lo smiley, la cintura con il logo dorato e le balze in stile flamenco vengono esplorati, amplificati e celebrati, in un atto di gioia intima e personale. Il look finale riprende un messaggio sociale voluto già ai tempi da Franco Moschino: Sos-Save our sphere, un commento sulla crisi ecologica che continuiamo ad affrontare e a cui dobbiamo far fronte.

Giudizio. Partendo da quel mancihino del 1992, Adrian Appiolaza trae ispirazione dall’idea del lavoro sartoriale, ma con un tocco inaspettato. L’artigianalità e l’eccellenza della sartoria italiana, che tanto stavano a cuore a Franco Moschino, sono il leitmotiv della collezione e si rendono visibili in ogni cucitura.(riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 28/02/2025 17:07
Ultimo aggiornamento: 28/02/2025 18:33
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