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Moda e lusso, ecco tutte le quotazioni in borsa dal 1989 a oggi

Maison di alta gamma come Brunello Cucinelli e Zegna, ma anche il brand sportswear Adidas, griffe di gioielleria e aziende beauty. Le principali operazioni tra debutti, fusioni e delisting

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Il team Zegna suona la opening bell al Nyse il giorno della quotazione nel 2021 (courtesy Zegna)
Il team Zegna suona la opening bell al Nyse il giorno della quotazione nel 2021 (courtesy Zegna)

Novantasei operazioni. A tanto ammontano, tra quotazioni e delisting, i movimenti della moda e del lusso registrati sulle piazze mondiali dal 1989 a oggi. È proprio in questo periodo che la febbre da borsa inizia a contagiare il settore fino a esplodere a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila. Le tappe fondamentali del fashion sui listini? MFF le ha ripercorse tutte in una timeline che è stato possibile realizzare con il supporto della banca dati di Milano Finanza intelligence unit. E a raccontare gli ultimi trentacinque anni di moda e finanza sono quattro grandi imprenditori del Made in Italy: Patrizio Bertelli di Prada, Diego Della Valle di Tod’s, Alfonso Dolce di Dolce&Gabbana e Remo Ruffini di Moncler.

Moda e lusso, ecco tutte le quotazioni in borsa dal 1989 a oggi

A dare il la nel 1989 a questa serie di approdi sulle borse di tutto il mondo sono stati l’italiana Benetton e G-III apparel group a New York e la griffe Jil Sander a Francoforte. Poi il 1990 è stato il momento di Essilor, gruppo francese di occhialeria fuso dal 2018 con l’italiana Luxottica in un colosso da oltre 90 miliardi di euro di market cap. È proprio negli anni Novanta che ha inizio il boom del fashion in borsa. Tra le tappe salienti spicca il 1993, anno in cui ha avuto inizio il capitolo come società pubblica di quella che, attualmente, risulta essere la società scambiata a multipli record nel settore. Stiamo parlando di Hermès, quotatosi a Parigi al corrispettivo di 5,95 euro per azione. Oggi ne vale circa 2.300, per una capitalizzazione di oltre 242 miliardi di euro. Un vero e proprio titolo da record nel settore luxury.

La sede del Nyse a Wallstreet
La sede del Nyse a Wallstreet

Anche il 1995 ha fatto da cornice a numerosi debutti di peso. Lo sbarco di Adidas a Francoforte, dei gioielli Bulgari a Milano e del marchio di calzetteria Wolford a Vienna. A ottobre l’italiana Gucci spa ha invece optato per la doppia quotazione ad Amsterdam e negli Stati Uniti, dove si è ritrovata in compagnia di Estée Lauder e della storica gioielleria Tiffany & co.. Curiosamente, molte di queste realtà sono state in seguito assorbite attraverso varie operazioni di M&A. Bulgari e Tiffany & co. sono state inglobate da Lvmh rispettivamente nel 2011 e nel 2021. Gucci si è ritirata dalla borsa solo quattro anni dopo, nel 1999, dopo essere entrata nell’orbita di Kering. Wolford, rilevato dalla holding cinese Fosun, oggi Lanvin group, nel 2018, è invece ancora quotato in Austria.

Moda e lusso, ecco tutte le quotazioni in borsa dal 1989 a oggi

Anche l’anno seguente, il 1996, ha fatto il pieno di ipo, con Abercrombie & Fitch, Donna Karan e Guess a New York, ma anche Mulberry a Londra e Puma a Francoforte. Un fermento che si è protratto per un intero decennio. Nel 1997 hanno debuttato a Milano Csp Int Ind Calze e la holding Ittierre e poi, ai lati opposti del globo, Fast retailing a Tokyo e Ralph Lauren a New York. Nel 1998 la moda di Hugo Boss è approdata a Francoforte, mentre nel 1999 il gruppo piemontese Basicnet, che oggi controlla brand tra cui K-way, Kappa e Superga, ha scelto Piazza Affari. Nello stesso anno, Gucci è stata rilevata dal conglomerato francese PPR-Pinault Printemps Redoute, la futura Kering, dicendo così addio al Nyse.

Valentino Garavani davanti a Palazzo Mezzanotte (courtesy Valentino)
Valentino Garavani davanti a Palazzo Mezzanotte (courtesy Valentino)

Anche l’inizio del nuovo millennio è stato un momento proficuo per i debutti in borsa. A Milano sono approdati nello stesso anno Luxottica e Tod’s. Se la prima come già ricordato si è fusa diciotto anni dopo con Essilor e oggi viene scambiata a Parigi, il gruppo di Diego Della Valle è invece prossimo al delisting. Nel frattempo, il marchio Coach è sbarcato a Wall street, dove dal 2017 cambierà nome in Tapestry a seguito dell’acquisizione dei brand Kate Spade e Stuart Weitzman. Il 2001 è stato poi l’anno del debutto a Madrid di quello che oggi, con circa 126 miliardi di euro di market cap, è il colosso incontrastato dell’Ibex 35, ovvero il gruppo Inditex, casa madre dei marchi Zara, Bershka, Stradivarius, Pull&bear e Massimo Dutti. Poi l’e-tailer di moda Asos è sbarcato a Londra, raggiunto l’anno seguente da Burberry.

La facciata del palazzo di Borsa italiana in Piazza Affari a Milano
La facciata del palazzo di Borsa italiana in Piazza Affari a Milano

Nel 2005 al Nyse si quotava Under armour, mentre a Piazza Affari si aggiungevano alla lista dei titoli fashion & luxury gli occhiali Safilo e, tramite lo scorporo dalla Marzotto spa, Valentino fashion group. La società era nata quello stesso anno per raggruppare sotto lo stesso cappello la maison Valentino, Hugo Boss, Uomo Lebole, Principe e, su licenza, Marlboro Classics e M Missoni. La permanenza di Valentino fashion group in borsa sarà tuttavia breve. La società si delisterà infatti appena due anni dopo, nel 2007, quando il controllo della società sarà assunta dal fondo Permira. In quello stesso anno avverrà l’opa di Marzotto spa, con successiva uscita da Piazza Affari. Sempre nel 2007, la borsa di Milano accoglierà Aeffe, la società valenzana Damiani e l’azienda di pelletteria Piquadro.

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Grande protagonista del 2009 è ancora una volta Milano. Che se da una parte perderà il gruppo Ittierre, che avvierà a febbraio la procedura di amministrazione straordinaria, dall’altra vedrà con Ynap-Yoox Net-a-porter il debutto in borsa del primo e-commerce italiano di moda di lusso. Grande fermento nel 2011, con il delisting di Bulgari a seguito dell’acquisizione da parte di Lvmh e l’ingresso in Borsa italiana di Salvatore Ferragamo. Un’altra grande società tricolore si è quotata quest’anno, scegliendo tuttavia un mercato asiatico. Si tratta di Prada, sbarcata a Hong Kong. Infine, a New York è approdato il brand Michael Kors, rinominato Capri holdings nel 2019 dopo l’acquisizione di Versace. Nel 2012 la borsa di Milano ha visto l’uscita di Benetton, ma anche un ingresso di peso come quello di Brunello Cucinelli. Nell’ultimo anno il titolo è decollato mettendo a segno un rialzo di quasi 50 punti percentuali e, con una capitalizzazione di oltre 7,5 miliardi di euro, lo scorso dicembre è stato promosso nel Ftse Mib dove ha raggiunto Moncler, quotatosi l’anno seguente, che fino alla fine dello scorso anno era l’unico marchio di moda a figurare nell’indice delle società a maggiore capitalizzazione di Piazza Affari.

Il team di Brunello Cucinelli il giorno della quotazione alla borsa di Milano nel 2012 (courtesy Brunello Cucinelli)
Il team di Brunello Cucinelli il giorno della quotazione alla borsa di Milano nel 2012 (courtesy Brunello Cucinelli)

Le carte sono state poi rimescolate nel biennio 2018-2019. Il 2018 ha visto la quotazione di Farfetch a New York, il delisting di Luxottica da Milano per unirsi a Essilor a Parigi e anche l’opa di Ynap dopo l’acquisto da parte del colosso svizzero Richemont. Nel 2019, invece, si sono ritirati da Milano Damiani e Stefanel, finito in amministrazione straordinaria prima di essere unito al gruppo Ovs. Nel 2021 vi è stato un vero e proprio boom post-Covid. A Milano sono sbarcati l’e-commerce Giglio.com e Intercos, a Londra gli anfibi Dr. Martens e a New York l’e-tailer Mytheresa e, a fine anno, Ermenegildo Zegna, che ad oggi è l’unico fashion brand italiano quotato sulla piazza statunitense. Nel corso dei dodici mesi, inoltre, Tiffany & co. si è delistato a seguito del completamento dell’acquisizione da parte di Lvmh, mentre dalla scissione di L brands ha iniziato a essere quotato come indipendente il titolo di Victoria’s secret.

Moda e lusso, ecco tutte le quotazioni in borsa dal 1989 a oggi

Il 2022 dopo il debutto a Milano di Eligo si è chiuso a dicembre con lo sbarco al Nyse di Lanvin group. Più dinamico è stato lo scorso anno, con l’ipo di Gentili Mosconi e Italian design brands a Milano, ma soprattutto con il dual listing di Richemont a Johannesburg e di City a Parigi, sebbene a rubare i riflettori sia stata l’attesissima quotazione a New York di Birkenstock. Oggi, diverse operazioni bollono in pentola. L’anno si è aperto con l’ipo a New York del gruppo Amer sports, seguita a ruota da quella di Douglas a Francoforte. Nel frattempo, Tod’s si appresta ad abbandonare Piazza Affari. Ma tante altre quotazioni potrebbero essere annunciate prossimamente. Intanto, dopo rumors insistenti, il gruppo catalano Puig ha confermato che si quoterà alla borsa spagnola entro l’estate. Ma altre quotazioni potrebbero essere annunciate prossimamente. Il colosso fast fashion Shein, dopo il tentativo fallito a New York, sta infatti tastando il terreno londinese. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 22/04/2024 02:04
Ultimo aggiornamento: 22/04/2024 02:04
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