skin track
Trend

Missoni tra le righe alla Milano fashion week

«Siamo the ones of the stripes», dice lo stilista Filippo Grazioli. Che torna al motivo grafico che ha definito la storia del brand, divertendosi a ripensare i capisaldi di maglieria e colore

di Margherita Malaguti
Leggi dopo
tempo di lettura

Un look Missoni fall-winter 2024/25 (courtesy Missoni)
Un look Missoni fall-winter 2024/25 (courtesy Missoni)

«Siamo “the ones of the stripes”». Lo dice con orgoglio, in backstage, Filippo Grazioli. Che così titola la sua ultima prova al timone creativo di Missoni. Per riconnettersi con l’eredità del brand, al 1953 come punto di avvio di una storia importante. «Era l’inizio nella moda di Ottavio e Rosita Missoni, quando la coppia presentò le cosiddette “righe materasso”, l’unica cosa che potevano realizzare con le macchine. Da quel momento furono chiamati “quelli delle righe” e riuscirono a trasformare questo appellativo nel loro punto di forza, definendo un’identità che poi venne esplorata in ogni modo e direzione, fino al celebre zig-zag. La mia idea era quindi di riprendere le loro prime righe, reinterpretandole in una maniera che non fosse agée o datata».

Sono 70 anni di righe che rivivono in total look grafici di ripetizioni quasi ossessive, di certo assertive, di strisce per lo più verticali. Alcune diagonali. Bianche e nere. Con tocchi azzurri, rosa, arancioni. Dalla testa ai piedi, dalle cuffie quasi da nuoto agli stivali che proseguono quel pattern geometrico instancabile. Che si unisce alla maglia cocoon che protegge. «Volumi rotondi, come gomitoli», chiosa Grazioli che scrive un’ode al knitwear Missoni. Per realizzare «un’armatura soffice, tra elementi sportivi e tocchi femminili».

Un look Missoni fall-winter 2024/25 (courtesy Missoni)
Un look Missoni fall-winter 2024/25 (courtesy Missoni)

Sperimentazioni 3d, il punto pelliccia serve a mimare la tattilità furry. Compare il tweed Caperdoni paillettato. «In un contesto instabile, volevo che la moda mantenesse un senso di divertimento», spiega lo stilista. «Soprattutto quella di Missoni, che è colore». E che ha sempre saputo trasformare la critica in un successo allegro. Lo ricorda il designer, citando il sense of humor dei fondatori. «Nel 1958, un passante guardò le vetrine Missoni in Rinascente, manichini con il volto coperto con sciarpe, vestiti di abiti rigati. E commentò: "Povere ragazze, per fortuna sono bendate. Se solo potessero vedersi”. Lì, ad ascoltarlo, c’erano Ottavio e Rosita, è stata proprio lei a raccontarmelo sorridendo ancora». 

Giudizio. «Ho voluto divertirmi con l’essenza della grafica e di Missoni, che è legata al colore e alla maglieria», sintetizza Filippo Grazioli. Un pensiero così onesto, rilassato, così confortevole. Come l’anima di Missoni. (riproduzione riservata) 

Orario di pubblicazione: 24/02/2024 18:32
Ultimo aggiornamento: 26/02/2024 16:45
Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news





Homepage MF Fashion

La newsletter per rimanere sempre aggiornato sul mondo della moda e del lusso