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Milano Fashion Global Summit 2025, le sfide del Made in Italy

«Sono uno specialista di turnaround», dice il ceo di Kering, Luca de Meo, premiato per la leadership al 24° Milano fashion global summit di Class Editori. Che esamina gli scenari della luxury arena, tra la certificazione di filiera spinta dal ministro Urso e la visione del mercato. «Il peggio è passato», dice Capasa di Cnmi, secondo cui il 2025 chiuderà a -3,5%, con svolta nel 2026

di Tommaso Palazzi e Alice Merli
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Da sinistra Carlo Capasa, Andrea Cabrini e Paolo Panerai (ph Jule Hering/MFF)
Da sinistra Carlo Capasa, Andrea Cabrini e Paolo Panerai (ph Jule Hering/MFF)

Come cambieranno la moda e il lusso dopo questo 2025 che ha visto oltre 15 debutti di stilisti in un solo mese e i colossi del fashion soffrire e ripensarsi? È questo il tema del 24º MFGS-Milano Fashion Global Summit. Che si è aperto ieri con un focus speciale sul Made in Italy. «Abbiamo circa 4.600 fornitori nel Paese, per l’85% della produzione», spiega Luca de Meo, premiato per la leadership, alla sua prima partecipazione a un convegno da ceo di Kering. «Le difficoltà attuali, per quanto pesanti, rappresentano secondo me la premessa per una nuova fase della moda. Questi due giorni serviranno proprio a leggerle e a raccontarle con lucidità», sottolinea Paolo Panerai, direttore ed editore di Class Editori, aprendo il convegno. «Dopo le ultime vicende, il sistema si è rinnovato. Alcuni casi studiati e finiti sulla cronaca non trasmettono una sensazione di debolezza, ma semmai di transizione. Si pensa anche a come si è evoluto il settore, lanciando sfide sempre più realistiche, anche in campi prima poco esplorati», prosegue Paolo Panerai, ricordando la transizione in corso di un brand faro come Giorgio Armani.

«Questo forte momento di cambiamento ci fa guardare al 2026 con positività. Il 2025 per il comparto moda si chiuderà in flessione del 3,5%, ma gli ultimi mesi dell’anno registrano un miglioramento diffuso, segno che il peggio è passato. I manager delle imprese italiane stanno facendo un gran lavoro, innovano e creano progetti. Così come i brand, alla costante ricerca di mercati da presidiare e nuovi modi per comunicare il proprio saper fare», gli fa eco Carlo Capasa, presidente di Cnmi-Camera nazionale della moda italiana. «Voglio ringraziare il ministro Adolfo Urso che sta cercando di impegnarsi. Le sfide principali restano quelle del recupero, del rispetto delle regole e dei valori», racconta Capasa, sottolineando che «noi abbiamo sicuramente il problema di avere delle regole molto stringenti in Europa, ed è giusto che ci siano, perché portano i nostri valori: rispetto delle persone, rispetto dell’ambiente. Però queste regole devono essere specchiate anche sulle merci che importiamo. Facciamo entrare ogni giorno tantissimi prodotti e ci confrontiamo con una concorrenza che ha milioni di impatti alla settimana». E aggiunge: «Sull’ultra-fast fashion auspico una legge simile a quella francese. Lì il segmento è regolamentato, addirittura gli influencer non possono fare pubblicità a prodotti che non rispettino certi valori. La legge francese funziona molto bene e dovremmo ispirarci a quella».

Capasa riflette anche sulla gestione dei casi estetici e dei diritti d’autore: «L’idea estetica vive di creatività minima, noi chiediamo un approccio di buon senso: il giudice decide la gravità e insieme all’azienda risolve il problema in un canone ragionevole. Le aziende sono le prime a rispettare il prezzo, ma serve buon senso». Poi sposta lo sguardo sulle sfide strutturali del settore: «Il modo di pensare è che la Cina sia solo esportatrice di prodotti a basso costo, ma se guardiamo ai grandi numeri, l’equilibrio è altro. Torniamo alla legge: se funziona nella prima parte, va caricata anche nella fase di applicazione. La moda fa notizia, ma dietro ogni situazione ci sono problemi complessi da affrontare: integrazione, formazione, comunità». Paolo Panerai interloquisce: «La sfida è alta, perché il Made in Italy ha costruito decenni di qualità e investimenti. Oggi, prima di parlare di domanda, dobbiamo raccontare quanto c’è di positivo nella moda: le aziende creano economia nei territori, favoriscono filiere, formazione e cultura».

Capasa chiude con un appello alla narrazione: «Ogni brand investe in cultura e in beni culturali, contribuisce a sviluppare una filiera complessa e virtuosa. Credo che in Italia diamo per scontate tante cose e dobbiamo raccontarle meglio, perché i valori che rappresentiamo meritano di essere conosciuti e apprezzati». Il MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025 prosegue domani fino alle 14 alla Fondazione Riccardo Catella di Milano. Chi uscirà vincitore dalla «Luxury arena», tema di questa edizione? Sintetizza Paolo Panerai: «Questo è un settore che, più di altri, ha dimostrato di saper reagire. Forse mai come oggi la moda è stata attraversata da sfide così complesse, ma anche da opportunità così grandi. E credo che questo rappresenti la sua vera forza». (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 21/10/2025 19:20
Ultimo aggiornamento: 21/10/2025 19:20
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