BusinessMichele Norsa: «Il tech aiuta a trovare clienti ma serve l’empatia»
Il luxury strategic advisor and board member ha discusso del potere delle nuove discipline ma anche di mercati emergenti, dazi e del ruolo dei direttori creativi nei contesti futuri
Nuovi mercati e consumatori, strategie del lusso e utilizzo dell’Ai, con anche un cenno sul futuro di Armani e del ruolo dei direttori creativi. Sono questi i temi toccati da Michele Norsa, luxury strategic advisor and board member, durante il talk Overview geopolitica: le aree di accelerazione, in scena in occasione della prima giornata del MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025. L’executive, con collaborazioni attive con realtà come Zegna, Ferragamo, Azimut-Benetti, Pagani automobili, Frescobaldi e Bcg, intervistato da Andrea Cabrini ha spiegato: «Credo che nel lusso la corsa all’aumento del prezzo si sia un po’ fermata, anzi immagino che nel mantenerli più stabili aumenterà anche il livello della qualità dei prodotti». Lo stesso ha aggiunto: «Oggi i marchi che stanno andando meglio nel retail sono quelli che costruiscono una relazione con i cosiddetti vic, ovvero quei clienti che possono spendere anche 3-400mila euro al giorno. In questo l’Ai può aiutare a trovarli, ma poi serve l’empatia. Per quanto riguarda i nuovi consumatori, invece, il lusso in generale li ha un po’ persi e per riconquistarli penso che serviranno più i rapporti umani rispetto al freddo e-commerce». Norsa ha affrontato anche il tema dei nuovi mercati e dell’impatto dei dazi imposti dagli Usa: «L’America Latina cresce anche se in maniera irragionevole, con focus in Messico e Brasile. Per quanto riguarda l’impatto dei dazi ci sono categorie di prodotto anelastiche, come quelle delle barche oltre i 24 metri di lunghezza che non hanno concorrenza e non risentono di questo tema, mentre il vino ha una forte concorrenza con i produttori locali e soffre di più. In generale i marchi del lusso da un lato non hanno concorrenza immediata negli Stati Uniti, ma ci sono anche brand con potenziale alternativo che son cresciuti molto». Infine, tra i temi toccati da Norsa durante il suo speech, anche quello sul ruolo dei direttori creativi. «Oggi queste professioni hanno una logica più simile al top management ed è più facile che un ciclo si possa concludere nel giro di 5-6 anni. Dal mio punto di vista è positivo per la possibilità di rinnovarsi, cambiare merceologia di prodotto». E alla domanda su come vede il futuro di Armani, lo stesso ha replicato: «Difficile da dire, credo il passaggio si possa risolvere con uno o due dei brand indicati dal fondatore. Faccio fatica a immaginare l’azienda in borsa, visto che ha una cultura così umanistica». (riproduzione riservata)