BusinessMFGS, Carlo Capasa: Manager e nuovi mercati trainano la moda
Il presidente di Cnmi ha spiegato che il settore chiuderà l’anno in flessione del 3,5%, ma che il peggio è passato. Evidenziando tra le maggiori sfide del 2026 la lotta all’ultra fast fashion e la richiesta di aumento del credito d’imposta al 10% per i prossimi 5 anni. Al centro lo storytelling delle imprese
«Tutto è in discussione, è un momento di cambiamento, questo ci fa guardare al 2026 con positività. I manager delle imprese italiane stanno facendo un gran lavoro, innovano e creano progetti. Così come i brand che sono nella costante ricerca di mercati da presidiare e nuovi modi per comunicare al meglio il proprio saper fare». Sono queste le parole di Carlo Capasa, presidente di Cnmi-Camera nazionale della moda italiana, in apertura oggi pomeriggio della 24° edizione del Milano fashion global summit dal titolo «The luxury arena», in scena alla Fondazione Riccardo Catella di Milano. «Il 2025 per il comparto moda si chiuderà in flessione del 3,5%, ma questi ultimi mesi dell’anno registrano un miglioramento diffuso, segno che il peggio è passato. La crisi della Cina si è assestata, per gli Stati Uniti abbiamo assorbito il problema dei dazi e stiamo crescendo nel Middle East, con l’apertura a nuovi mercati in aree come Messico, Sud America e India. Inoltre, l’ultima settimana della moda è stata forse una delle migliori alla quale abbiamo assistito».
Il numero uno ha quindi evidenziato le maggiori sfide per la moda, a cominciare dall’ultra fast fashion: «In Europa abbiamo delle regole molto astringenti sul rispetto delle persone e sull’ambiente, ma devono essere rispettate. Importiamo ogni giorno tantissimi prodotti sotto i 150 euro, vogliamo la reciprocità nel rispetto delle norme per chi non paga nessun dazio, è una concorrenza poco leale». Aggiungendo: «Per quanto riguarda il credito d’imposta, ora è al 5% e scade a fine anno, noi chiediamo il 10% per i prossimi cinque, è il minimo per un Paese che basa la propria forza sulla creatività. Infine, abbiamo chiesto che la legge sulla filiera venga applicata tramite la decisione di un giudice e risolta assieme all’azienda nei canonici 90 giorni». Concludendo: «Nei prossimi mesi dobbiamo prenderci l'incarico di raccontare l’impatto positivo delle nostre aziende sulla cultura, territorio e community». (riproduzione riservata)