TrendMatthieu Blazy svela la sua prima Métiers d’art per Chanel nella metro di New York
Il direttore creativo fa sfilare la collezione in una stazione abbandonata della subway. Mescolando realtà e immaginazione, cultura pop e alto artigianato, attraverso il savoir faire degli atelier, da Lesage a Lemarié e Maison Montex

Il video teaser di Michel Gondry con protagonisti gli ambassador Margaret Qualley e A$ap rocky l’aveva anticipato. La metropolitana di New York è stata la vera protagonista della sfilata Métiers d’art 2026 di Chanel, andata in scena il 2 dicembre in una stazione abbandonata. Un luogo «che appartiene a tutti», spiega il direttore creativo della maison Matthieu Blazy, che ha vissuto nella Grande mela quando lavorava con Raf Simons da Calvin Klein. In perenne movimento, sempre in divenire ma mai compiuta, la subway è allora una metafora della moda stessa, dove l’ordinario diventa straordinario grazie al savoir faire delle Maison d’art, dagli artigiani di Atelier Montex ai modisti di Maison Michel.

Nella collezione, realtà e immaginazione si mescolano attraverso una lente filmica, fluendo in una carrellata di personaggi che traducono la brulicante molteplicità di una metropoli che non dorme mai, vite che si sfiorano come sliding doors. Ci sono socialite vestite di sete ma in chiave rilassata e supereroi con i maglioni di Superman, working girls e showgirls, madri sempre in movimento. Un microcosmo che per Blazy, alla sua seconda prova per Chanel e al debutto con la Métiers d’art, è stato lo spunto per costruire un clash visivo che unisce pop culture e alto artigianato. Il denim lingerie si combina con ricami complessi, evocando un nuovo tipo di abbigliamento Western, un abito Art déco d’archivio viene riconfigurato e ricamato da Lesage con frange in piume di Lemarié, abbinato a illusion chinos con sottile sfrontatezza.

La camicia da uomo è reinterpretata con l’aggiunta di una catena, evocando la flanella da boscaiolo in un sontuoso tweed bouclé di lana, Tee con stampe souvenir come «I love NY» fanno da controcanto all’opulenza dei look animalier grintosi e ipnotici. Mentre abbondano mutazioni giocose e piaceri nascosti per chi indossa i capi, come le coccinelle 3D che decorano i tailleur o le fodere in seta che riproducono illustrazioni della città, inclusa Coco Chanel che passeggia con il suo cane sullo sfondo del famoso skyline newyorkese.

Del resto, proprio da qui è partito Blazy, dai soggiorni di Gabrielle Chanel a New York nel 1931, durante i suoi viaggi da e verso Hollywood. Fu nel centro di New York, più che nella Mecca dell’industria cinematografica sulla West coast, che Mademoiselle ritrovò infatti fiducia nell’attrattiva democratica e globale della maison. Poco prima del suo ritorno a Parigi, scoprì nel downtown coloro che avevano adottato lo stile Chanel a modo loro. Trovando in questa celebrazione pop del suo abbigliamento la forma più sincera di adulazione. Un omaggio che rivive oggi con rinnovata freschezza nella visione di Blazy, aprendo le danze di una stagione di cruise che faranno rotta in massa negli States. (riproduzione riservata)
- Quali sono gli artigiani specifici che hanno contribuito alla collezione Métiers d’art 2026?
- In che modo Matthieu Blazy ha incorporato la "sliding doors" delle vite urbane nella sua collezione?
- Quale impatto hanno avuto i soggiorni di Gabrielle Chanel a New York sulla sua visione creativa secondo l'articolo?