TrendL'omaggio di Glenn Martens a Martin Margiela chiude la haute couture di Parigi
Tratti drammatici e solenni convivono nella collezione Artisanal, che segna il debutto dello stilista belga Glenn Martens alla guida della maison del gruppo Otb di Renzo Rosso. In una sfilata che unisce citazioni e omaggi al fondatore, maschere gioiello e silhouette goth, abiti-fantasma e architetture in plastica
Rintocchi drammatici, funerei con quella campana che suona durante la sfilata. Come una celebrazione solenne, come un ricordo che riaffiora. Nel debutto di Glenn Martens alla direzione artistica di Maison Margiela che è avvenuto con la prova più sofisticata, quella della collezione Artisanal. Un’alta moda vissuta in un racconto che è tutto un omaggio allo stesso Martin Margiela. Non si esce a fine show, non si parla con nessuno come faceva lo stilista belga fondatore del marchio legato a Otb e a Renzo Rosso, presente in prima fila. Ma come in un giallo, gli indizi continuano. Il luogo, le Centquatre dove aveva fatto la sua ultima sfilata lo stesso Monsieur Martin, uno spazio industriale oggi dedicato all'arte ma per quasi 120 anni attivo come il quartier generale delle pompe funebri di Parigi, che ospitava mille bare e contava 150 funerali al giorno. Forse un ennesimo messaggio, il cerchio si chiude, una rinascita, una ripartenza. Qui la maison sembra risorgere da dove il misterioso founder aveva lasciato, la rebirth tra uomini e donne che salgono in passerella come fantasmi e spiriti risorti.
Il viso, ovviamente in stile maison, è nascosto dietro maschere couture e metalliche. Così le silhouette sono allungate, gotiche, come architetture di palazzi fiamminghi. In vestiti di plastica che sono nuvole sul corpo, con cappotti margielissimi dall’aspetto recycle, con frammenti ricomposti che sembrano tappezzerie di antichi palazzi di Anversa e con colli strangolati da collier da star sugli abiti velati. I vestiti scultorei sono come il Cristo velato di Napoli, diventano coprenti come sudari, nascondono religiosamente l’identità di chi li porta. Con il punto vita tagliato da un filo nero come bambole, con bustini che cambiano le linee del corpo. E quella musica che riaccende la febbre anni 90 con la voce di Billy Corgan, leader degli Smashing Pumpkins, in un mood dark romantic che dalla collezione passa alla colonna sonora.
Giudizio. «Questa è una vera alta moda, non come alcune cose che si vedono in passerella che assomigliano più a un pret-à-porter». Renzo Rosso a pochi minuti dallo show racconta un po’ di questa nuova avventura. «Glenn ha una grande energia creativa, non si fermerebbe mai. Ho incontrato poche persone come lui. E ha un grande rispetto per il Dna del marchio. Penso si veda chiaramente». Lui, Glenn Martens, preferisce non parlare nel backstage per continuare quella tradizione di silenzio creativo. Parla la sfilata. Che è una wunderkammer di ricordi e ispirazioni. Ci sono le radici del brand, riferimenti a Martin (Margiela), molto pathos, qualche graffio gallianesco, certe creazioni di Martens quando aveva fatto l’alta moda con Gaultier e poi tocchi drama, un sentiment belga nell’aria. Con una forza che dividerà come i debutti potenti. E qui, con un gioco di parole, la maison rinasce come Martens Margiela. (riproduzione riservata)