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Marco Bizzarri: «La crisi può essere opportunità creativa e di business»

«C’è bisogno di non seguire le tendenze e prendersi dei rischi, senza rinnegare i propri valori», ha detto l’imprenditore, ex ceo di Gucci e founder della holding Nessifashion. «Tra 2015 e 2020, quando andava il massimalismo, brand come Brunello Cucinelli e Prada stavano perdendo quote di mercato, ma non sono venuti meno al loro Dna. Ora raccolgono i frutti»

di Giada Cardo
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Un momento dell'intervento di Marco Bizzarri al MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025 (foto Jule Hering/MFF)
Un momento dell'intervento di Marco Bizzarri al MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025 (foto Jule Hering/MFF)

«Credo che stiamo vivendo un momento storico straordinario, in cui la crisi può diventare opportunità. Se pensiamo agli ultimi vent’anni, dall’11 settembre 2001 alla crisi del 2008, fino alla pandemia, ogni grande scossone è stato seguito da una fase di evoluzione nella moda. Il nostro è un settore che si reinventa continuamente e la creatività tornerà presto al centro, ma c’è bisogno di rischiare, pur senza rinnegare i propri valori». Ospite della seconda giornata del MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025 – The luxury arena, Marco Bizzarri ha commentato così il momento di trasformazione che sta attraversando il fashion & luxury, con uno sguardo al Made in Italy inteso come creatività, bagaglio valoriale e capacità manageriale. «Tra il 2015 e il 2020, quando era in voga il massimalismo, brand dall’estetica opposta, come Brunello Cucinelli e Prada, stavano perdendo quote di mercato, ma non per questo sono venuti meno al loro Dna e oggi raccolgono i frutti di questa coerenza», ha detto l’ex ceo di Gucci, sottolineando l’importanza di non seguire le tendenze e saper prendersi dei rischi.

Un concetto che, secondo l’imprenditore, vale non solo per chi in una fashion house timona la creatività, ma anche, e soprattutto, il business. «Oggi tutti fanno le stesse cose, per questo c’è più che mai bisogno di unicità, di un messaggio nuovo. La rivoluzione ai vertici della moda porterà sicuramente novità, alcune positive, altre negative. Fa tutto parte del gioco. Se un brand importante riesce ad affrontare questo cambiamento, può trascinare tutto il settore», ha evidenziato Bizzarri, founder della holding Nessifashion (con cui ha investito in un’azienda come Elisabetta Franchi, di cui è stato presidente del cda fino a settembre 2025, ndr), riferendosi al massiccio turnaround alle direzioni creative che ha interessato la moda negli ultimi tre anni.

A tale proposito, il manager, che nel 2015 scelse l’allora semisconosciuto Alessandro Michele per disegnare le collezioni di Gucci, una nomina allora considerata audace, ha aggiunto: «Oggi vedo da parte dei brand la tendenza a fare scelte conservative, a selezionare figure safe, volti noti. Ma la sfida è prendersi dei rischi, dare spazio ai giovani. Per vedere risultati reali da un cambiamento creativo servono almeno 18 mesi. E durante quel tempo bisogna proteggere i designer dagli attacchi interni ed esterni. Il direttore creativo è solo una parte dell’opera di rilancio di un brand, poi c’è tutto il resto: le campagne, gli investimenti, i rischi, il marketing, la distribuzione».

Quanto al successo internazionale dei manager italiani nella moda, Bizzarri, che in tandem con Michele è stato artefice della crescita record di Gucci tra il 2015 e il 2022 (nel periodo il fatturato della maison era passato da 3 a 10 miliardi di euro, ndr), ha commentato: «Noi italiani siamo apprezzati all’estero perché siamo flessibili, sappiamo adattarci. E poi mostriamo passione per le cose che facciamo. I francesi, per esempio, sono bravissimi a fare sistema, ma sono molto più rigidi. Gli italiani hanno un’energia diversa, più disordinata magari, ma anche più creativa. L’errore è cercare di copiarli. Noi dobbiamo fare il nostro gioco». Bizzarri ha poi posto l’accento sull’aumento dei prezzi che ha interessato il lusso nel post-Covid.

«Oggi il 2% dei consumatori genera il 40% del fatturato, il che significa che ogni cambiamento di gusto può impattare enormemente sul giro d’affari di una società. L’aumento dei prezzi degli ultimi cinque anni è stato un errore strategico importante, perché non è stato accompagnato da reali investimenti nell’innovazione e nella creatività. I consumatori se ne sono accorti, soprattutto le generazioni più giovani che si sono disaffezionate al lusso tradizionale e hanno iniziato a rivolgersi a brand del fast fashion come Zara, che giocano sugli stessi valori del lusso, come la scarcity, e spingono sulle collaborazioni hype ma offrendo prezzi più accessibili. La competizione può arrivare anche dal basso».

Infine, Bizzarri ha affrontato il nodo dello sfruttamento del lavoro lungo la filiera moda italiana, che nell’ultimo anno ha scosso il settore con costole operative di diverse case di moda che sono state messe in amministrazione giudiziaria. «Anche se solo lo 0,03% dei prodotti proviene da laboratori irregolari, bisogna intervenire. Ma la responsabilità oggettiva è importante. Se un laboratorio non viene controllato, la colpa è anche di chi l’ha scelto. I grandi gruppi devono fare controlli interni seri, anche se questo ha una ricaduta sulla marginalità». Quanto alla proposta di legge avanzata su questi temi dal ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, anche lui ospite del MFGS, ha commentato: «Serve un obbligo reale di commissariamento in caso di irregolarità, ma c’è bisogno anche di un bilanciamento delle responsabilità. Ci sono stati casi recenti gravissimi, mentre in altri sembra non esserci nulla. Serve trasparenza vera, altrimenti è solo facciata». (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 22/10/2025 19:20
Ultimo aggiornamento: 22/10/2025 19:25
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