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Magliano, una serenata per il debutto a Parigi

Il designer esordisce nella Ville lumière con uno show performance. Al centro c’è l’eleganza della provincia, reinterpretata con l’attitude rebel

di Tommaso Palazzi (Parigi)
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Il fischio solitario di un artista apre la prima sfilata di Magliano a Parigi come una chiamata partigiana e insieme una serenata intersessuale, volutamente sgraziata, che scavalca il linguaggio e costringe la bocca in una piccola «o» impertinente. Il set sembra una sala da ballo, ma è la mensa circolare di un liceo anni 20-30: spazio sospeso, comunitario, attraversato da un’aria densa che diventa parte integrante del racconto. Perché, come suggerisce Luca Magliano, gli abiti senza l’atmosfera che li circonda perdono gran parte del loro potere. La fall-winter 2026 segna un nuovo inizio per il brand fondato dal designer bolognese, già vincitore del premio Karl Lagerfeld all’Lvmh prize 2023, e suona come un’antologia consapevole del suo lessico. Al centro, l’eleganza della provincia, non come luogo ma codice emotivo, fatto di necessità, urgenza e di una grammatica che rifiuta l’etichetta per farsi sorprendentemente universale. Sciarpe e organze attraversano i cappotti come nebbia o respiro, mentre una gestualità cinematografica riassegna funzioni poetiche a capi come la taxi jacket, pensata per chi indugia nelle notti fredde. I pantaloni si torcono e disobbediscono, cinture e frammenti sartoriali diventano reliquie che resistono a un disordine quasi karmico. Il tartan veste corpi eroici, il poliestere tropicale assume complessità organiche grazie a finiture che imitano lo shearling. Su seta appaiono immagini di cristallerie e mazzi di chiavi, estremi che parlano di preziosità e rifugio, di un desiderio semplice e radicale di casa. Shetland, Harris tweed e mohair costruiscono tailleur e twin set dai colori pulp anni 90: un lusso inquieto, ruvido, che rinuncia alla quiete. Parigi, città di barricate e baci, è il destinatario finale di questa dichiarazione d’amore imperfetta.

Giudizio. Magliano debutta a Parigi senza tradire se stesso, anzi rilanciando con una collezione che suona come un manifesto maturo. Condensa il suo immaginario e lo apre a una risonanza collettiva, dimostrando che la provincia può diventare linguaggio globale quando è trattata con onestà, rischio e poesia. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 26/01/2026 19:21
Ultimo aggiornamento: 26/01/2026 19:22
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