BusinessLuca de Meo: «Bellettini e Demna, team giusto per rilanciare Gucci»
«La doppia G vale il 40-50% del business. È la priorità assieme al taglio del debito», spiega nel suo primo intervento in un summit il ceo di Kering. Che, insignito del premio speciale MFGS per la leadership, commenta il deal con L’Oréal «Il lusso deve cambiare», conclude. «Lvmh ha una buona performance. Ora sono fiducioso su di noi»
«Gucci è la priorità. È un’icona che deve ritrovare la propria forza di attrazione globale, e lo farà con la squadra giusta». Non usa giri di parole Luca de Meo, ceo di Kering, nel suo primo intervento a un talk dedicato al business della moda dal suo incarico al timone del gruppo presieduto da François-Henri Pinault. Il rilancio, spiega il manager, passa da un equilibrio tra strategia e creatività. «Francesca Bellettini e Demna rappresentano il team ideale per portare avanti questa trasformazione. Lei ha una visione manageriale e industriale straordinaria, una delle più grandi esperte di moda al mondo. Lui ha un linguaggio che continua a definire l’estetica contemporanea. Credo che abbiamo creato le condizioni perché Gucci torni agli splendori di qualche anno fa». Da bambino disegnava automobili sul quaderno di scuola, oggi disegna il futuro del lusso mondiale.
Nato a Milano e laureato alla Bocconi, è uno dei manager europei più stimati, capace di passare dai motori alle passerelle con la stessa visione industriale e creativa. Dopo gli inizi in Toyota e nel gruppo Fiat, dove conquistò la stima di Sergio Marchionne che lo definì «uno dei pochi con visione industriale e istinto di brand», ha scalato i vertici del gruppo Volkswagen, guidato Seat e poi Renault, di cui è stato il primo ceo straniero. Un percorso premiato con la Légion d’honneur, la più alta onorificenza francese. «In cinque anni ho risanato e rilanciato Renault, cercando di diventare migliore in tutto ciò che magari non ci si aspetta da un italiano», racconta. «Ora porto la stessa mentalità industriale nel lusso, con l’umiltà di chi deve ancora imparare molto, ma anche la convinzione che certe regole valgano ovunque».
L’ultima mossa è l’accordo con L’Oréal, che segna un nuovo corso per il gruppo. «La collaborazione con L’Oréal risale a circa 15 anni fa, quando cedemmo la licenza di Saint Laurent. Con questo nuovo accordo volevamo una partnership che ci permettesse di sviluppare i nostri marchi in questa categoria, come Bottega Veneta, Balenciaga e Creed», spiega de Meo. «Siamo molto ottimisti sul fatto che in mano a L’Oréal potranno crescere non solo nei profumi ma anche nella cosmetica. Allo stesso tempo l’operazione ci consente di ridurre il debito e concentrare le energie su ciò che sappiamo fare meglio, la moda». Lo sguardo è già oltre la moda. «Puntiamo a rendere il gruppo meno dipendente dal ciclo del fashion, investendo in segmenti più stabili come il wellness», aggiunge. «Nell’accordo con L’Oréal c’è anche la possibilità di creare una joint venture in questa direzione. Sono uno specialista di turnaround e ho imparato che il 70% delle cose che funzionano altrove valgono anche qui: disciplina finanziaria, processi, attenzione al cliente. Il mondo del lusso oggi deve reinventarsi, e credo che la mia esperienza possa servire». Il passaggio dai motori alla moda, per de Meo, non è una rottura ma una naturale evoluzione. «Anche l’automobile ha una dimensione creativa enorme, basti pensare che in Renault lavoravano 700 designer. Sono abituato a gestire persone che usano tanto la parte sinistra quanto la destra del cervello. Nel lusso la creatività è il combustibile del gruppo, è ciò che muove tutto. Il mio ruolo è mettere i direttori creativi nelle condizioni di esprimersi al massimo, circondandoli di specialisti in marketing, merchandising e produzione».
E qui entra in gioco l’Italia, motore silenzioso del gruppo. «L’85% della produzione di Kering è fatta in Italia e i marchi italiani rappresentano circa l’80% del nostro fatturato», sottolinea. «In qualche modo Kering è un’azienda italiana. Abbiamo circa 4.600 fornitori nel Paese, per me era importante venire qui, visitare le fabbriche, capire da vicino la filiera. Spero di poter aiutare l’ecosistema a evolvere». Sullo scenario del mercato, de Meo mantiene l’ottimismo di chi ha attraversato cicli ben più difficili. «Viviamo una fase di rallentamento, ma i tassi di crescita restano interessanti e il lusso non è in una fase deflattiva. Le aziende guadagnano ancora, ed è una situazione molto diversa da quella che trovai in Renault. L’importante è partire sempre dal cliente, capire cosa vuole in Cina, in Corea, in Giappone, in Usa o in Europa. E magari sorprenderlo con qualcosa che non si aspetta, facendolo sognare. È questo il ruolo del lusso». Sul confronto con i competitor, il tono resta sereno. «Lvmh è un grande gruppo e ha mostrato una buona performance, è qualcosa di positivo per l’intera industria. Noi abbiamo un percorso diverso, ma sono fiducioso: con un po’ di tempo faremo anche noi delle belle cose in Kering». Quanto al suo metodo, preferisce non dargli un nome. «Non ho inventato niente, è solo l’accumulo di 35 anni di esperienza. Finora ha funzionato abbastanza bene e spero funzioni anche in Kering. Mi auguro di dare soddisfazione a clienti, investitori e partner». Poi un sorriso, e un pensiero al riconoscimento ricevuto. «Ringrazio Paolo Panerai, che conosco da molti anni, e tutti per il premio MFGS per la leadership nella moda e nel lusso. È un riconoscimento che dedico alla mia squadra e alla speranza che stiamo costruendo insieme per il futuro del gruppo». (riproduzione riservata)