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Nella natura folk di Louis Vuitton

«Penso che i vestiti ci uniscano, è quasi una forma di antropologia della moda», spiega Nicolas Ghesquière, mente creativa per la donna della maison di Lvmh. Che crea un set da paesaggio immaginario coperto di muschio verde per raccontare una vibe tra flora e fauna, tra capospalla giganti e animalier, tra ispirazioni fantasy e iper artigianato

di Stefano Roncato (Parigi)
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Il finale dello show Louis Vuitton fall-winter 2026/27 (courtesy Louis Vuitton)
Il finale dello show Louis Vuitton fall-winter 2026/27 (courtesy Louis Vuitton)

«Era più una sublimazione della natura. Quando abbiamo iniziato la collezione, volevamo lavorare su un abbigliamento quasi architettonico, capace di esprimere diverse forme di cultura legate agli abiti». Così Nicolas Ghesquière racconta l’incipit di quella sfilata che ha portato Louis Vuitton nel Cour carrée del Museo del Louvre. Dove lo scenografo Jeremy Hindle ha ricreato un neo-paesaggio tra vetri, passerella candida e dislivelli geometrici coperti di vero muschio. Un paesaggio che accoglie quel viaggio estetico che fa pensare a montagne, foreste incantate, film epici, Il signore degli anelli o delle fairy tale in chiave video game.

Ecco le prime mantelle-corazza per combattere il freddo, bastoni da viandante per sostenere le borse annodate come fazzoletti, cappelli di montone e chocker metallici, grandi ceste portate per ripararsi dal sole e giubbini di pelle con pelliccia vera o illusioni furry. «Penso che i vestiti ci uniscano, è quasi una forma di antropologia della moda», ha continuato Nicolas Ghesquière, «perché permette di vedere come persone in diverse parti del mondo trovino elementi in comune nel loro modo di vivere e di vestirsi da sempre, fin dall’inizio della storia».

Un look Louis Vuitton fall-winter 2026/27 (ph Francesc Ten/MFF)
Un look Louis Vuitton fall-winter 2026/27 (ph Francesc Ten/MFF)

E quella super nature che viene citata prende le forme e cita gli animali. Flora e fauna lasciano impronte sui capi, ispirando creazioni che possono vivere in un paesaggio. Motivi animalier rivisitati sono intrecciati su tela e denim, fiori modellati nella pelle come decorazione, a volte come protezione. «Le fairy tale, le fiabe, per esempio, sono un viaggio, e in un certo senso lo è anche Louis Vuitton. Alcuni capi possono trasportarti liberamente attraverso il mondo, quasi come persone nomadi. C’era davvero l’idea di un folklore universale».

Giudizio. Una sfilata dalla mano più forte, più fashion rispetto all’ultimo prêt-à-porter anche dal punto di vista visivo più tecnico. Ossia molto adatto agli shooting cosa che serve sempre, soprattutto in questi anni di photo opportunity. Molto interessante il capospalla iper lavorato e stratificato di idee e quello spirito da nomade e un po’ fantasy. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 10/03/2026 19:20
Ultimo aggiornamento: 10/03/2026 19:29
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