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La virata soft di Louis Vuitton

Atmosfera intimista, linee morbide, knitwear e architetture aeree per la collezione disegnata da Nicolas Ghesquière. Che porta la maison di Lvmh a sfilare al Musée du Louvre, negli appartamenti estivi che furono di Anna d’Austria, Regina di Francia

di Stefano Roncato (Parigi)
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Un look Louis Vuitton primavera-estate 2026 (ph Francesc Ten/MFF)
Un look Louis Vuitton primavera-estate 2026 (ph Francesc Ten/MFF)

Intimacy. Intimità. Ecco la parola scelta da Nicolas Ghesquière per raccontare quella virata soft intrapresa dalla collezione spring-summer 2026 di Louis Vuitton. Che sfila all’interno del Musée du Louvre, negli antichi appartamenti estivi di Anna d’Austria, Regina di Francia. Non una location a caso e neanche simbolica, vista la preziosità del luogo, per suggellare una celebrazione dell’art de vivre, un’ode all’intimità e alla libertà sconfinata della sfera privata. «Pensavo a come ci si sente quando si è nella propria casa. E comunque ci si può vestire anche solo per noi stessi», ha raccontato il designer, che non dimentica ricami sbrilluccicanti e borse soft. E che ha poi ha salutato amiche della maison come Zendaya, Emma Stone o Jennifer Connelly. Sedute in quell’allestimento come un’immersione nel gusto francese dal XVIII secolo a oggi. Dalle opere dell’artista Robert Wilson ai mobili del maestro ebanista del XVIII secolo Georges Jacob, dalle sedute Art déco di Michel Dufet degli anni 30 fino alle sculture del ceramista ottocentesco Pierre-Adrien Dalpayrat. «Ho lavorato con la scenografa Marie-Anne Derville per creare questo appartamento con una biblioteca, un piccolo salotto, la vasca da bagno. Per avere proprio questa idea, che oggi, quando ti vesti e resti a casa, non è solo una tuta o un completo comodo. Puoi vestirti in modo estremo, puoi divertirti e allo stesso tempo essere sofisticato, prima di tutto per te stesso. Ovviamente, non tutti gli appartamenti sono il Louvre e la musica non è sempre Cate Blanchett che parla su una canzone di David Byrne per i Talking heads (mix usato per il soundtrack della sfilata, ndr), ma l’atmosfera che desideravo condividere con voi era davvero quella serenità che si prova quando si è nel comfort della propria casa». Le parole dell’iconica attrice, nella musica composta da Tanguy Destable, riprendono i versi di This must be the place, come una poesia per accompagnare dei passi lenti e misurati, perché la scena è cocoon, avvolgente. Ecco l’uso di molti materiali naturali e tanto knitwear. Lana calda per colli montanti, drappeggi e mix con pavè di tessuti metallizzati. Lana smacchinata per comporre intrecci nelle scarpe e catene morbide usate come stole. E sono sciarpe-borsa quelle che sottolineano la vita, mentre i colletti delle camice si allungano, i polsini oversize sbucano dalle maniche delle giacche. Per poi comporre quelle silhouette tra leggero e architettonico, tra pantaloni maschili e top come costruzioni aeree, completi lucidi come pijama da diva e sottovesti lavorate di ricami, tra seta spazzolata e micro plissettature come scanalature per gli abiti colonna dell’inizio.

Giudizio. Usando un termine velistico, una vera virata, forte come messaggio e soft come direzione. Si abbandonano certe durezze, certe costruzioni armatura che si erano viste in passato in favore di una nuova vena di morbidezza e di uno sguardo out of the bed. Che diventa forse più interessante e più inedito, più inconsueto e più imprevisto in questa maison, nella lavorazione speciale della maglieria, dove la mano si libera molto e quel mix di sartoriale e libertà trova la sua massima espressione. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 30/09/2025 19:05
Ultimo aggiornamento: 30/09/2025 19:11
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