TrendLe ultra-forme di Bottega veneta
«C’è un messaggio di speranza», dice Matthieu Blazy. Che per la maison di Kering sceglie fiori del deserto e fiamme per rappresentare resilienza e rinascita. Tra capospalla come monoliti, abiti-totem e memory prints
Cactus giganti di vetro nati a Murano diventano uno sfondo. Con quel pavimento striato come bruciato. Sono gli elementi della visione by Matthieu Blazy per Bottega veneta. Cita un paesaggio del Sud Italia che si anima di silhouette-monolite dalle grandezze sovradimensionate. «È un’idea di resilienza, il cactus cresce dove non può crescere nient’altro. La sfilata potrebbe trasmettere un senso di introspezione, ma con un messaggio di speranza. Si tratta di una prova del fuoco che viene superata», racconta il direttore creativo della maison di Kering. Che in backstage spiega: «Guardavamo i telegiornali e invece di romanzare le cose, ho voluto ridurre alla funzione. Non al minimo, ma al massimo, fare qualcosa di monumentale dal quotidiano».
E infatti sfilano spalle come altari, giacche squadrate, maxi trench, mega mantelle leather. Sono quasi ombre, quelle in cui si trasfigurano le persone che lo stilista osserva di notte. «E allora diventa l'idea di un'allure piuttosto che di uno stile», chiosa Blazy. Che guarda a un mondo incendiato, affascinato dal potere trasformativo del fuoco che può creare un’alchimia e restituire, appunto, una speranza. Quella che arriva tra grandi volant sotto una gonna, tra asimmetrie nei tagli e sbilanciamenti nelle linee che si increspano e danno vita a un mondo 3D. «Ho pensato ai fiori che si trovano nel deserto come sinonimo di rinascita», continua il designer. «Volevo anche creare un ponte tra passato, presente e futuro. E abbiamo lavorato su stampe dense di scrittura, le chiamiamo Memory prints».
Nel mentre, sale in pedana una riduzione come intenzionale semplicità, ispirata alle radici di Bottega veneta. Nessun inganno virtuoso che aveva animato le collezioni degli ultimi tre anni, ora il cotone è cotone, la pelle è pelle e brilla più del solito racchiudendo tutta l’expertise del brand. E la tecnica è all'interno del materiale, nulla è decorato. «A volte ci affidiamo molto alla tecnica, abbiamo degli artigiani incredibili e quello che riescono a fare è ipnotizzante», conclude Matthieu Blazy. «Questa volta, anche in alcune borse, è come all'inizio di Bottega Veneta quando non c'era l'Intrecciato e tutto era flat, morbido, flessuoso. Siamo tornati a questo, come a un certo tipo di pragmatismo».
Giudizio. «In un mondo in fiamme, c'è qualcosa di profondamente umano nel semplice atto di vestirsi», racconta Matthieu Blazy. Che nella funzione e nell’annullare ogni decorativismo che non sia intrinseco, nella sincerità e nella praticità, trova una potente chiave di lettura del presente.