TrendDior a ritmo rockmantic
«Questa maison è nata come casa di moda, deve evolvere», spiega Jonathan Anderson che per la griffe di Lvmh immagina un guardaroba da performer, glam punk grazie a un incontro immaginario tra gli adepti dei Sex Pistols e la couture di Paul Poiret

Suoni e melodie indie della colonna sonora accompagnano le music star immaginate da Jonathan Anderson per l’uomo di Dior, tra richiami anni 20, frac riletti in maglia a trecce o intagliati nel montone, tra mostrine militari completamente ricoperte di cristalli e fili sbrilluccicanti nelle maglie ultra glam. E i capelli sparati e decolorati come nuovi Sid Vicious dei Sex Pistols o lunghi giallo cartoon come eroi degli anime giapponesi. «Sentivo che fosse più una sorta di incontro tra il punk e Paul Poiret, unito a una silhouette più asciutta, con una borsa lavorata a maglia», ha spiegato a MFF lo stesso Jonathan Anderson prima dello show al museo Rodin, location che verrà riutilizzata anche per la sfilata della haute couture la prossima settimana, quella del debutto del designer nell’alta moda della fashion house di Lvmh.
La passerella è lucida, rende quasi specchiata la superficie del parquet grigio maison. Riflette la vanità. «Dior è una fashion house, nasce come maison di moda, quindi deve essere spinta, deve evolvere. La sfilata è un’idea che anima poi la realtà del negozio. Senza questo, non c’è nulla da mostrare», ha continuato il designer che non smette di immaginare pezzi show stopper. Parka bombati effetto cappe gonfie inizio secolo. Tessuti tapestry. Bling bling all over. Disegni esotici per grandi tessuti che si appoggiano sulle spalle come stole. E poi lunghi abiti di maglia che si alternano a quelle silhouette asciutte e strette che richiamo certi graffi rock di Hedi Slimane quando era proprio da Dior. Tra canotte ricamate nell’inizio con jeans un po’ effetto Jimi Hendrix o pull sbrilluccicanti per un rampollo Oxford underground.

Giudizio. La musica firmata Mk.gee regala l’ispirazione acustica ed estetica. La passerella è da performer, con quelle grandi tende da rappresentazione teatrale che promettono di dare spettacolo. E il glam-indie-rock-punk mood immaginato da Jonathan Anderson è una collisione visiva che alza il volume e conquista. Inizio secolo, Woodstock, Tokyo, Liberty of London tutto shakerato. Lui l’ha detto, questa è una casa di moda. E che fashion sia. (riproduzione riservata)
- Come si inserisce questa collezione nell'evoluzione stilistica di Jonathan Anderson per Dior?
- Quali sono i riferimenti specifici a Paul Poiret e Hedi Slimane all'interno della collezione?
- Quale impatto potrebbe avere il debutto di Anderson nell'alta moda di Dior sul futuro della maison?