TrendLe replicanti piumate di Schiaparelli aprono l’haute couture di Parigi
Fenici che risorgono dalle proprie ceneri, le creature immaginate da Daniel Roseberry per la maison di Diego Della Valle sfilano tra piumaggi preziosi e silhouette architettoniche. Evocando la Rachel di «Blade runner», gelida all’apparenza ma pronta ad ardere come una candela con il doppio dello splendore

I will survive come canterebbe Gloria Gaynor. Il salone sotterraneo dell’hotel Salomon de Rothshild si trasforma in una caverna oscura punteggiata da imponenti lampadari di cristalli. Tutto è pronto, sotto lo sguardo di Doja Cat, Kylie Jenner e Venus Williams, per accogliere le femme immaginate da Daniel Roseberry per la couture di Schiaparelli.

Replicanti capaci di bruciare come candele con il doppio di splendore, che con le loro silhouette dalle spalle imponenti e dai busti strizzati in allacciature guêpière evocano la perfezione non umana di una Rachel in Blade runner. Ma, ripercorrendo celebre pellicola, la speranza di una resurrezione per loro resta più viva dello scorrere inesorabile del tempo. A immagine di fenici capaci di rinascere dalle proprie ceneri.

«Schiaparelli è stata una fenice, una creatura magica il cui potere risiedeva nell’incessante capacità di reinventare non solo se stessa, ma anche la moda», spiega Roseberry. «Con la couture voglio dare alla donna il potere di rinascere». Pronta a dispiegare le proprie ali argentee, come nella prima uscita, un abito nero avvitato sul corpo con piumaggi simili a una corazza. Che protegge ma può permettere di spiccare il volo tra plissé di tessuto simili a petali che fittamente avvolgono il corpo. Aculei ispirati a spine di rose appaiono su calze e top trasparenti in un avvertimento a non avvicinarsi troppo. Il tulle copre i volti conferendo un’idea di mistero o si gonfia sulle gonne simili a sculture, aperte in onde sollevate da costruzioni aeree.

«Per il gala di apertura del ristorante Ambassadeurs a Parigi, Schiaparelli indossò un abito dipinto da Dunand, con una stola di piume di cigno, elegantemente avvolta intorno alle spalle», ricorda poi il designer. «Si trattava di un omaggio alla grande ballerina Anna Pavlova, morta nello stesso anno, con la quale Schiaparelli veniva spesso scambiata».
Ecco allora che la fenice diventa cigno nei colli che spuntano dalle scollature squadrate dei bustier, nei piumaggi di copricapi e boleri ingigantiti. Un cigno poetico pronto a rinascere ancora tra accenti di rosso vivo, maxi fiocchi di raso verde acido e applicazioni metalliche come gocce di luce.
Giudizio. L’ora di ritardo per vestire le modelle è ripagata dalla maestosità delle creazioni che confermano la padronanza del linguaggio della couture da parte di Daniel Roseberry. Che negli anni ha costruito un’immagine potente attorno alla maison di Diego Della Valle. (riproduzione riservata)