TrendLe matriarche di Diotima alla New York fashion week
Per la fall-winter 2025/26 la designer giamaicana Rachel Scott si interroga sul ruolo delle donne nella comunità black. Con mix di estetica e politica, tra blazer dalle spalle larghe e gonne fluide in seta
Potenti, sensuali, vulnerabili, talvolta incomprese. Sono così, complesse e dalle mille sfumature, le donne immaginate dalla designer giamaicana Rachel Scott per la fall-winter 2025/26 di Diotima. Una stagione in cui la moda è politica o in cui la politica si fa moda. Perché il punto di partenza della creativa è la voglia di raccontare «una storia che per troppo tempo è stata ridotta e appiattita», una storia che è parte anche della sua. Quella delle matriarche della comunità black.
«È stato difficile trovare immagini che dipingessero un quadro completo, delle nostre vite, dei nostri mondi interiori, delle nostre complessità, della nostra conoscenza, della nostra creatività generativa e della nostra bellezza», ha raccontato la designer. «Lo scorso novembre, ho lanciato un appello alla mia comunità: “Sto cercando immagini delle donne nere che ci hanno preceduto e hanno aperto la strada: la zia, le madri trans, la nonna, la matriarca”. Non avrei potuto immaginare la bellezza assoluta delle risposte. In ogni foto che ho ricevuto ho visto nei loro volti, nel loro comportamento e nella loro presenza, la sfumatura esatta che ho cercato di materializzare con Diotima».
E se la casa è il regno della matriarca di Diotima, la camera da letto è il suo trono. Ed ecco materiali che ricordano i copriletto, come una mantella da sera in raso trapuntato e una gonna a cappuccio, e abiti in chiffon stropicciato ricamati con scialli, drappeggiati sul corpo. E poi la donna esce di casa, esplora il mondo e diventa potente in blazer dalle spalle over in macramè e vita ben segnata e pantaloni larghi plissettati sul retro che segnano i fianchi. L’harris tweed diventa flessibile in un abito che scende dalla spalla fino alla vita, così come un grembiule e una gonna in lana diventano fluidi e destrutturati.
Finché non arriva la sera e i completi vengono posati nell’armadio per lasciare il posto ai top sottoveste in jersey impreziositi da rose nere, a calzoncini in lana fluida e georgette di seta ripresi dagli antichi indumenti intimi femministi. Poi appaiono giacche bomber ripensati in morbida maglia di lana cotta con colletti a frange e le tipiche lavorazioni all’uncinetto tipiche della griffe rivisitate in lana, a volte impreziositi da cristalli opachi. Gli abiti da sera, con maxi strisce da smoking in rete, sono infine indossati con mantelle in maglia impreziositi da cristalli.
La palette colori è minimal. Basata su nero e scure sfumature, ci sono accenti di color perla, burro, velo, rosa anturio, ardesia e azzurro. Tra gli accessori, appaiono un umile sandalo da pescatore ripensato in una mule sexy con tacco a spillo in vernice e nappa, ballerine D’orsay a punta quadrata, e fili di perle pensati come cavigliere o intrecciati alla rafia e posizionati su un orecchio. (riproduzione riservata)