skin track
Trend

Le giganti Comme des garçons style

«Affrontare un mondo incerto con aria e trasparenza potrebbe significare una sorta di speranza», racconta Rei Kawakubo. Che modula sacchi di contenimento di rete see-through in imponenti involucri protettivi

di Margherita Malaguti (Parigi)
Leggi dopo
tempo di lettura
Un look Comme des garçons spring-summer (ph Francesc Ten/MFF)
Un look Comme des garçons spring-summer (ph Francesc Ten/MFF)

Magnum opus. Per Comme des garçons, Rei Kawakubo immagina un’opera che grande, ancora una volta, lo è davvero. Pezzi giganteschi come rigidi solidi geometrici, ma molto spesso più molli sacchi di contenimento see-through sono modulati oggi in imponenti involucri protettivi. Per indagare stati d’animo del presente mentre si guarda al futuro, compito di ogni creativo. Continuando a trascendere le logiche della funzionalità, peculiarità della scuola di Kawakubo. Almeno se si considera l’accezione canonica di utilità del vestito che i talenti delle passerelle disegnano con più o meno estro ma, ogni volta, per essere abitato da un corpo che si muove, interagisce, lavora.

Possono non essere pratici gli abiti delle sfilate altrui, eppure sin dalla pedana sono sempre rapportabili a occasioni o contesti sociali conosciuti. In altre parole, finché a Parigi non mostrano i tre brand giapponesi capitanati da Comme des garçons, si identificano come tali gown da sera e completi da giorno in cui l’adesione alla convenzione è correlata dal dna del marchio. Ma quando arriva il sabato nella Ville lumière, nulla è più come si sa. Alla maniera della pratica della stilista giapponese, l’abito ha però ancora una funzione, cioè un compito, quello di creare quesiti in chi applaude.

Si parte descrivendo ciò che l’occhio osserva, costruzioni fuori scala che limitano la falcata. In calzature in collaborazione con Phileo e Salomon, i passi si fanno lenti e piccoli mentre le immensità che sovrastano le figure cercano il modo per incrociarsi senza schiantare, quando si incontrano nei sensi di marcia opposti. Ci sono gonfie strisce siderali su compenetrazione di volumi stondati. Reti che ingabbiano strati di materia al loro interno, anche stampe chiassose di cartelli di protesta. Cilindri che si incastrano tra loro come colonne. Donne inghiottite da maxi coni di jacquard floreale. Le maniche sono lunghissime, numericamente maggiori al numero di braccia umane per individuo. Lì, crisalidi tenute insieme da lacci corsetto esplosi.

Altrove, un maxi fiocco rosso chiude in vita un grosso tubo. Infine, sono candidi batuffoli, nodi e ciambelle a sovrapporsi gli uni sugli altri, fermandosi al centro del catwalk. È quindi il momento di farsi delle domande e cercare di dispiegare il sentire di Kawakubo. Se la scorsa stagione, lo show dai toni dark era una questione di rabbia contro il mondo e contro se stessa, adesso c’è un senso di maggiore fiducia nell’Uncertain future che dà il titolo a un più bianco défilé. «Affrontare un mondo incerto con aria e trasparenza potrebbe significare una sorta di speranza», ha detto infatti la designer.

Giudizio. Le parole «aria» e «trasparenza» pronunciate da Rei Kawakubo potrebbero non riferirsi letteralmente a quei cuscini in tulle imbottito che si accumulano in pedana. Si aprono altri punti interrogativi, mentre si applaude a un capolavoro e alla ritrovata speranza. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 28/09/2024 18:50
Ultimo aggiornamento: 01/10/2024 12:55
Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news





Homepage MF Fashion

La newsletter per rimanere sempre aggiornato sul mondo della moda e del lusso