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Deconstructing Mayner

Come nel classico film di Woody Allen, Harry a pezzi, lo stilista israeliano smonta il tailoring maschile e lo reinterpreta co-ed. «I look sembrano sbagliati. E questo li rende giusti», dice il vincitore del Karl Lagerfeld prize. Tommaso Palazzi (Firenze)  

di Tommaso Palazzi (Firenze)
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Un look Hed Mayner fall-winter 2026 (courtesy Hed Mayner)
Un look Hed Mayner fall-winter 2026 (courtesy Hed Mayner)

La Palazzina reale di Santa Maria Novella, attribuita a Giovanni Michelucci, ospita la sfilata di Hed Mayner, sotto arazzi che celebrano il lavoro dei fasci e delle corporazioni. «A volte Firenze può essere schiacciante per una collezione di moda, con la sua storia e la sua arte. Questo luogo è storico e speciale, ma al tempo stesso non è opprimente come molte altre cose della città. Per questo l’ho scelto», racconta lo stilista, che di solito presenta i suoi show a Parigi, in una preview esclusiva della collezione svelata proprio nella città del Rinascimento. La collezione si muove tra minimalismo e astrazione, con citazioni dell’artista Agnes Martin, pittrice statunitense considerata un’espressionista astratta e icona della precisione geometrica e della spiritualità nelle forme. Pleated ultrasuede smocks, cappotti in pelliccia sintetica morbida e over, gonne dritte in houndstooth, giacche imbottite luminose, leggings metallici, crew neck in flanella accartocciata, abiti in velluto crushed, jeans ampi: ogni pezzo gioca sulla deformazione e sull’alterazione del corpo. Un po come nel film di Woody Allen, Deconstructing Harry. Le borse modulari sembrano oggetti fuori dal tempo: un portaocchiali che diventa scatola di pillole, un folder che diventa borsa, mentre stivali Reebok d’archivio subiscono lavaggi termici che ne deformano la forma. Hed Mayner, vincitore del Karl Lagerfeld prize di Lvmh, è noto per il suo menswear presentato regolarmente alla Paris fashion week. Le sue collezioni si distinguono per tagli ampi e unisex, capi su misura tra sartoria tradizionale e un tocco militare. Lo show fiorentino propone dieci look femminili in chiave co-ed: «Volevo soprattutto sperimentare la libertà e il movimento delle silhouette, andando oltre le definizioni di genere», spiega lo stilista. Le proporzioni sono allungate, i gesti deformati: spalle arrotondate, felpe torcenti, colletti tagliati, vita che si allarga, pantaloni lunghi che si raccolgono nelle calze. Il corpo prende vita propria, come modellato dai capi, e chi indossa questi abiti ha la libertà di apparire diverso, di giocare con la forma e con l’identità.

Giudizio. Un esperimento di destrutturazione elegante, intellettuale, che reinventa i codici senza mai risultare gratuito. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 15/01/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 15/01/2026 19:00
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