TrendLaura Biagiotti su ali di farfalla
Il lepidottero, nella versione futurista di Giacomo Balla, diventa simbolo dei 60 anni della griffe nella collezione disegnata da Lavinia Biagiotti Cigna. «Ci parla di leggerezza, ma anche di trasformazione», dice a MFF la direttrice creativa
La farfalla, non una qualsiasi ma quella futurista dipinta nel 1918 da Giacomo Balla, ha ispirato Lavinia Biagiotti Cigna per la primavera-estate 2026 di Laura Biagiotti, maison che quest’anno festeggia 60 anni. «Ci parla di leggerezza ma anche di dinamismo e trasformazione», spiega a MFF la direttrice creativa prima della sfilata, nel chiostro del Piccolo teatro Grassi, quasi una seconda casa per il brand che qui ha nutrito e continua a rinnovare il suo legame con la cultura. «Volevo un simbolo per celebrare questo anniversario e ho scelto la farfalla di Balla perché mi ricollega alla mie radici, essendo lui un artista che conosco fin da bambina, e ci ricorda che la metamorfosi porta a nuove consapevolezze. The art of fashion è il titolo della collezione, come sintesi del lavoro fatto in questi 60 anni, del legame con l’arte e delle cose che ho imparato in questo percorso», chiosa Biagiotti Cigna. Sottolineando come, per la griffe, il legame con le pratiche artistiche vada oltre la ricerca estetica, diventando un tutt’uno e portando avanti così l’eredità di Laura Biagiotti, generosa mecenate.
E a proposito di aprirsi a nuove prospettive, subito dopo la poetica uscita finale di Pat Cleveland, che ha celebrato 60 anni di sfilate, all’interno del teatro è andato in scena l’adattamento de Il barone rampante di Italo Calvino. «Più che una coincidenza, un destin», sorride la stilista. Dall’alto di un albero il mondo si percepisce diversamente, così pensava il nobile Cosimo Piovasco di Rondò nel romanzo, e, recependo la lezione calviniana, la collezione guarda al fantastico, in equilibrio tra allegoria e realismo, fantasia e praticità. Abiti leggeri come ali di farfalla, pensati per accompagnare nel quotidiano, riescono allora nell’apparente paradosso di coniugare la realtà del prodotto al sogno, l’immaginazione al comfort. In punta di piedi, recuperando «un tempo lento e rassicurante che oggi manca alla moda», Biagiotti Cigna è entrata in quello che la madre chiamava «il bosco dei vestiti», cioè l’archivio con le sue migliaia di abiti che raccontano i 60 anni dell’azienda, aggiornando la Futurfarfalla di Balla, di cui la Fondazione Biagiotti Cigna possiede a Guidonia una delle più grandi collezioni al mondo.
Tra movimento, romanticismo e colori sfumati, la fantasia e la leggerezza prendono così il sopravvento, dando forma ad abiti impalpabili, maglieria strutturata e accessori pop in dialogo con l’arte. L’immagine della farfalla appare su giacche classiche, stampata o ricamata, su caftani, tubini e piccoli pezzi facili. Colori pastello e lampi di colore acceso, dall’arancio al blu elettrico, si rincorrono sui trench estivi e sulle tute, le balze dell’abito Bambola si sciolgono in eleganti dress dal taglio sbieco.
Giudizio. Lo slancio di vitalità proprio del futurismo dona carattere alla narrazione femminile e delicata di Laura Biagiotti. Si respirano leggerezza e una nuova freschezza grazie all’uso disinvolto del colore, su cui spicca un inedito ed elegante bianco e nero, alle stampe, alle superfici decorate. «La farfalla significa che possiamo e dobbiamo ricominciare sempre», dice Biagiotti Cigna. Che per il 60° dell’azienda di famiglia compone un omaggio ispirato e gioioso, aperto a nuove prospettive. (riproduzione riservata)