TrendLa summer madness di Francesca Liberatore alla Milano fashion week
La designer romana sceglie il cortile di una scuola in via Borgospesso per presentare la primavera-estate 2026. Una collezione senza tema, specchio della contemporaneità, tra spade naïf, soprabiti evanescenti e una colonna sonora che va da Morricone a Elisa
Il caos come cifra stilistica. Francesca Liberatore sfila a Milano con una collezione che abbandona il fil rouge tematico per abbracciare la frammentarietà del presente. «Quando io sono partita a fare questa collezione non ho mai fatto un fake nel messaggio e non lo volevo fare neanche adesso», spiega la designer a MFF. «Non sentivo la vibrazione di un tema che mi portasse altrove. Il tema era qui, nel reale. Ho cercato di fare al meglio il mio lavoro».
Il cortile di una scuola in via Borgospesso si trasforma in passerella mentre le modelle scendono dalla scala antincendio inaugurando lo show. I primi look compaiono con quadri indossati come corone, simboli di battaglie raccontate attraverso spade nel segno dell’animo naïf della Liberatore. La collezione si muove tra soprabiti di taglio sartoriale e leggerezza materica, tessuti che sembrano dissolversi, stampe rigorose e dettagli in bronzo e argento. Molto jersey tagliato a vivo, voile di cotone e poi jacquard e di pizzi e fiori, che volutamente perdono la loro natura, per giacche e camicioni over size a ruota e intarsiati. Le gonne si compongono di metà intercambiabili, le schiene si allacciano come cinte e queste diventano tracolle, shopping bag, tote bag pratiche e accessoriate di patch logati anch’essi come porta cuffie. La palette arricchisce i neutri e gli avorio con vampate di aragosta e di blu fino a toni brumosi e profondi.
Un «melting pot di situazioni che ci hanno travolto», racconta la stilista, che mette in scena il disordine come forma estetica. A completare gli outfit le cuffie Sony usate come accessori, nel segno del secondo capitolo della partnership tra la multinazionale tecnologica giapponese e la griffe italiana. La colonna sonora segue la stessa traiettoria, dal lirismo di Ennio Morricone alla tensione di Two bullets dei Mono Town, fino a Mad world di Elisa che chiude lo show. Nel finale le modelle poggiano una rosa nera sul pavimento, sigillo su una collezione che rinuncia alla coerenza per farsi specchio del tempo.
Giudizio. Il messaggio arriva chiaro e forte. Lo show ti porta subito in quella confusione raccontata dalla Liberatore, dai look alla musica, la non coerenza è la nuova coerenza con il tempo presente. (riproduzione riservata)