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La scienziata di Del Core tra laboratorio e ricerca alla Milano fashion week

«A gennaio debutterò con la couture a Parigi», spiega lo stilista, che presenterà prêt-à-porter e creazioni da tappeto rosso in due momenti distinti. In pedana oggi sale un guardaroba quotidiano ispirato all’hard science

di Margherita Malaguti
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Un look spring-summer 2025 di Del Core (ph Margherita Malaguti)
Un look spring-summer 2025 di Del Core (ph Margherita Malaguti)

Una scienziata in passerella. E una virata netta al ready to wear. Così Daniel Del Core torna a Milano, risolto. Perché quando gli insider erano stati chiamati ad assistere al debutto della maison che porta il suo nome, unico show fisico fall-winter 2021/22 del capoluogo lombardo, l’ex vip designer di Gucci aveva presentato il brand spiegando: «La moda è artificio, ma la spinta rigenerativa che la guida è intrinsecamente naturale».

E cosa potrebbe coniugare meglio l’attrazione di Del Core per regni incontaminati, avventure sci-fi e quell’hub di sintesi che è il fashion industry di una donna di (hard) science e numeri? «Ricercatrice, come me», racconta Del Core in backstage a MFF. «Finora era tutto molto legato alla natura e ai miei viaggi: ci sono sempre ma in una prospettiva diversa». Ma non è solo questo che fa di Del Core un brand più maturo.

Se dalla prima collezione della fashion house di cui è fondatore e direttore creativo, lo stilista italo-tedesco aveva dovuto fare i conti con il guardaroba quotidiano e un focus sul tailoring, da un lato, e dall’altro, con quelle architetture couture da red carpet tra cui sapeva destreggiarsi per formazione, il suo percorso si era poi sviluppato verso una proposta più indossabile. Eppure, c’era sempre un flash di stravaganza che compariva per tradurre gli amati licheni, microrganismi e funghi in creazioni spettacolari che quasi facevano passare in secondo piano il lavoro sul dailywear. Ora, non dovrà più scegliere. I due mondi convivranno ma non si incontreranno in pedana. Qui, il prêt-à-porter. E «a gennaio, metterò in scena la prima presentazione ufficiale della couture Del Core a Parigi», come chiosa Daniel Del Core, puntualizzando: «Si apre uno spazio di espressione più ampio, nel quale il fantastico vivrà parallelamente al nostro senso di semplicità».

Quest’ultima è oggi ottenuta con costruzioni architettoniche, forme fluide e un’idea di ease. Quando è in cattedra, la scienziata Del Core è «concentrata sul lavoro proprio come l'esattezza matematica degli abiti strutturati che indossa, dei grembiuli e dei vestiti delicati». Quando in laboratorio, «ha addosso un cappotto traslucido, si muove con precisione: i suoi vestiti dalle texture molecolari riflettono la sua connessione con il mondo naturale». Intarsi richiamano reti delle cellule, i layer trasparenti i camici. Le décolleté sono come calzari da clean room. Fino a uscite evening, più contenute. Da portare anche con lunghi guanti in lattice. Fa breccia Naomi Campbell sul finale. 

Giudizio. «Il guardaroba ispira la speranza per un futuro simbiotico nel quale i linguaggi del mondo neurale sono cifrati e le possibilità sono illimitate», dichiara Del Core. Ma c’è ancora qualcosa di inquietante, nel futuro (fanta)scientifico e delle scienze dure, così come le ricercatrici, e il loro ruolo nel progresso, sono qualcosa di più complesso. Temi che, se indagati più profondamente, porterebbero a un next step il ready to wear ben fatto di Del Core, che imparerà di certo a brillare di luce propria senza il bisogno di quelle maestrie couture che piacciono a tutti, da Björk a Florence Welch. E di cui oggi si sente un po’ la mancanza. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 18/09/2024 16:55
Ultimo aggiornamento: 18/09/2024 17:51
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