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Light in the darkness da Valentino

«Ho una missione, cercare di dare un senso alla bellezza», spiega Alessandro Michele. Che usa le parole di Pier Paolo Pasolini come filtro per raccontare una collezione fatta di silhouette essenziali, classicismo e colore

di Chiara Bottoni (Parigi)
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Un look Valentino primavera-estate 2026 (foto Francesc Ten/MFF)
Un look Valentino primavera-estate 2026 (foto Francesc Ten/MFF)

In uno spazio immerso nell’oscurità, emergono tracce di luce. Le parole di una lettera di un giovane Pierpaolo Pasolini risuonano nell’aria pronunciate da Pamela Anderson e aprono lo show di Valentino. «Nella notte di cui ti ho parlato, abbiamo visto una quantità immensa di lucciole… le invidiavamo perché si amavano». Si racconta della ricerca di luce e di emozioni nel pieno della seconda guerra mondiale, incarnate da questi misteriosi insetti. La sala si illumina, la musica inizia potente. «Pasolini? È stato quasi un incidente, sai, quando stai lavorando a qualcosa e cerchi di trovare una direzione e un significato in quello che stai facendo», racconta nel backstage Alessandro Michele. «Era uno studente che aveva bisogno di erotismo, sensualità, vita. E mi sono rivisto io, come designer di moda, che cerco di confrontarmi con l’esterno, di trovare una direzione e un significato in quello che sto facendo. Valentino ha messo al centro la bellezza, sempre. E io ho questa missione: cercare di dare un senso a questa bellezza».

Il confronto con il grande couturier, con l’imperatore della moda, questa stagione prende forma in una definizione precise delle silhouette, ridotte numericamente, in una maggiore pulizia che dimentica layering e giochi di styling a favore di un’estetica ladylike, con una vena di romanticismo. «Il caos che c’è là fuori mi ha spinto a fare una sorta di pulizia, a ridefinire il tutto attraverso i colori e anche attraverso pezzi del passato molto nostalgici, con silhouette classiche incredibili provenienti da un’epoca che a volte sembra quasi scollegata», prosegue Michele. Che fa sfilare gonne a matita di seta indossate con delicate camicie e grandi fiocchi, asciutti completi di velluto nero, casacche riccamente ricamate, giacche di duchesse e abiti fluidi con dettagli di cristallo e piume.

«Sono ore e ore di lavoro… quella è la luce. Siamo capaci di fare cose incredibili», aggiunge. La seduzione, forse quella ricerca di erotismo di cui parlava Pasolini appunto, emerge nelle trasparenze dei gown che diventano un solo velo sul quale gettare sinuosi ricami, sulle vesti di raso drappeggiato o negli abiti sottoveste di paillette argentee indossati con occhiali come un’ala di cristalli. Le gambe sono lasciate nude dalle minuscole cappe a balze e dai dress goffrati. La musica fa di nuovo spazio alle parole di Pamela Anderson, tra i guest dello show assieme a Lana Del Rey. Si torna a Pasolini. I modelli escono in gruppo, si sparpagliano per la sala e guardano in alto alla ricerca delle lucciole. E le trovano.

Giudizio. «Mi sto confrontando con la bellezza del signor Valentino, che ne è sempre stato ossessionato. Credo che lui abbia trovato la luce, in un certo senso. E io, oggi che compio 30 anni di carriera, sono qui a domandarmi cosa fare con tutta questa bellezza, con il mondo là fuori». In un momento di oscurità e di incertezza, Alessandro Michele si interroga sul suo ruolo di designer e sul senso della moda oggi. La risposta arriva grazie a una pulizia delle silhouette e a un ritorno al classico, lontano dall’immaginario al quale il designer aveva abituato il suo pubblico. Con un approccio quasi trattenuto. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 06/10/2025 19:00
Ultimo aggiornamento: 06/10/2025 19:00
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