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La prêt-à-couture di Schiaparelli

Lavorazioni di alta moda arricchiscono il ready to wear del marchio di Diego Della Valle. «Stiamo definendo un linguaggio coerente per le nostre clienti», spiega il creativo Daniel Roseberry. Che fa sfilare tailoring fitted, abiti sospesi sul tulle e plissé laminato. In attesa della mostra sulla founder al V&A in arrivo dal 28 marzo

di Chiara Bottoni (Parigi)
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Un look Schiaparelli fall-winter 2026/27 (courtesy Schiaparelli)
Un look Schiaparelli fall-winter 2026/27 (courtesy Schiaparelli)

Arrivare al Carrousel du Louvre per molti è un déjà vu. Anni fa questo spazio ospitava praticamente tutti gli show parigini del prêt-à-porter e la scelta di essere qui per Schiaparelli non è casuale. «Mi piaceva l’idea di evocare un’era differente», racconta Daniel Roseberry, direttore creativo della maison di Diego Della Valle. «Con la couture siamo ormai stabili al Petit palais, avevamo però bisogno di uno spazio per il ready to wear». Due mondi che nell’immaginario della casa di moda dialogano strettamente tra di loro. «All’inizio della stagione, in un brief con il team, abbiamo detto che la couture dovrà elevarsi sempre di più mentre il ready to wear dovrà andare a fondo nel linguaggio che abbiamo definito la scorsa stagione. Strato dopo strato, offrendo però sempre qualcosa di speciale alle nostre clienti. Nella moda oggi c’è molto movimento ed essere consistenti è fondamentale», ha poi aggiunto Roseberry. Che dall’haute couture ha scelto di mutuare alcune tecniche di lavorazione, traducendole su materiali e silhouette quotidiane.

Un look Schiaparelli fall-winter 2026/27 (courtesy Schiaparelli)
Un look Schiaparelli fall-winter 2026/27 (courtesy Schiaparelli)

La maestria artigiana è così protagonista. Che sia attraverso il tailoring, esaltato dall’ escargot cut che ha ispirato il drappeggio di pantaloni e giacche, attraverso l’impossible knitwear, una maglieria a trecce reinterpretata con delicati pannelli di tulle trasparente che danno l’impressione di fluttuare sul corpo o, ancora, grazie al plissé laminato dall’effetto liquido che dà vita ad abiti e completi tagliati a spirale. Nulla è come sembra, come quel trompe l’oeil, che inganna sulle guaine aderenti effetto pelle, che in realtà sono in lana-seta stampata. L’impressione è che si voglia disturbare la perfezione, offrendo un’idea di non finito. Ogni elemento ha un touch surrealista, dalle piccole code dietro alle gonne che spuntano inaspettate ai gioielli, tra cui le spille ispirate dall’artista surrealista Meret Oppenheim, che trasformò i piedi di un tavolino in zampe di volatile o ricoprì di pelliccia una tazzina da caffè e il suo cucchiaio. Ecco allora che in scena i tacchi degli stivali-calza si trasformano in zampette di gallina e i gioielli sono rifiniti di pelliccia. Tra regine del surrealismo, del resto, è naturale che ci sia un dialogo. Elsa avrebbe apprezzato.

Giudizio. Tutto è pronto per l’inaugurazione al Victoria and Albert museum di Londra di «Schiaparelli: Fashion becomes art». La retrospettiva completa sulla vita e sull’opera di Elsa Schiaparelli, che aprirà al pubblico il 28 marzo. Rendere omaggio all’heritage della stilista diventa quindi fondamentale. Daniel Roseberry lo fa attraverso la sua visione ormai consolidata, scommettendo su un prêt-à-porter unico. Che oggi ha trovato la sua collocazione in una decina di location speciali in tutto il mondo. Dai salons parigini a Hong Kong, da Montecarlo a Londra e New York. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 05/03/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 05/03/2026 19:26
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