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La poesia scomposta scritta da Craig Green alla Paris fashion week

di Donato D’Aprile (Parigi)
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Un look Craig Green spring-summer 2026 (courtesy Craig Green)
Un look Craig Green spring-summer 2026 (courtesy Craig Green)

Craig Green torna in passerella alla Paris fashion week e lo fa a modo suo, con un racconto che si scompone e si ricompone. Camicie tagliate e riassemblate quasi come collage, maglieria con dettagli ispirati a cerimoniali antichi, tra pattern floreali e interessanti dettagli cromatici. Inevitabile l’associazione con il film Midsommar di Aster. Il tartan? Una versione 2.0 raccontata su trench e camicie, tra cuciture a vista volutamente imperfette, shorts-kilt che riportano al cuore British del brand. In questo mondo frammentato e coerente, parka e outerwear tornano con geometrie asimmetriche e tagli spiazzanti.

È quell’effetto strano e affascinante di quando qualcosa appare familiare ma ti sorprende, come una canzone già ascoltata. Tutto cambia e tutto resta, in un equilibrio mai lineare ma perfetto. E ancora, la collaborazione con Fred Perry tra iconiche polo, righe e il richiamo di quelle subculture britanniche che hanno segnato intere generazioni. La palette si fa spazio tra blu elettrico, rosso, verde, arancio e kaki. A chiudere, un tripudio di fiori e patchwork. Un mash-up insolito e proprio per questo irresistibile.

Giudizio. Tra frammenti di memoria e nuove visioni. Un nuovo linguaggio, potentissimo e personale, dove il disordine diventa armonia. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 29/06/2025 12:25
Ultimo aggiornamento: 30/06/2025 18:36
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