TrendLa nuova Tod’s
Matteo Tamburini, al debutto come designer per il marchio di Diego Della Valle, sfila in un deposito di tram. «Questa collezione vuole essere un tributo alla doppia anima di Milano, al suo approccio borghese e dinamico», ha spiegato. In scena i classici del guardaroba riletti grazie a proporzioni esagerate e ad accessori super morbidi

L’appuntamento è di buon mattino negli spazi del deposito Atm di via Messina. Sotto la pioggia battente che ha bagnato incessantemente Milano durante la notte, la fashion crowd si riunisce per assistere a uno degli attesi debutti di stagione, quello di Matteo Tamburini alla direzione creativa di Tod’s. È qui, tra tram logati e binari ideali che diventano passerella, che si definisce l’omaggio all’italianità del marchio di Diego Della Valle.

«Questa collezione vuole essere un tributo alla dualità di Milano, al suo approccio borghese e dinamico», spiega un emozionato Tamburini qualche minuto prima della sfilata. Alle sue spalle, sul moodboard, spiccano fotografie di icone di stile internazionali, in primis Gianni Agnelli ma anche Kim Basinger, Lady D, Uma Thurman, oltre a sculture simbolo della città come il Dito di Maurizio Cattelan o la forma bronzea di Umberto Boccioni, il logo dell’Alfa Romeo e scorci della città in bianco e nero. Tutto racconta un mood ben riconoscibile per chi in questa città è nato ma anche per chi ci è arrivato e l’ha fatta sua. «Il tram, nell’immaginario di un ragazzo come me che viene dalla provincia, è la Milano che ripartiva, quella dei film in bianco e nero, dell’industria che cominciava a muoversi, la speranza della gente che veniva a lavorare dal sud. La città in movimento», ha sottolineato Diego Della Valle, aggiungendo che: «Il nuovo designer è una persona molto capace, che guardavamo da tempo. Conosce bene il lusso, le tecniche migliori per costruire prodotti di qualità, non da ultimo è italiano e la sua missione sarà quella di occuparsi di questo mondo in maniera nuova».

E, nonostante più volte, Della Valle abbia sottolineato come questa sarebbe stata una prova d’esordio, in attesa di vedere una collezione più ragionata il settembre, lo show di debutto mette subito in chiaro la volontà di lavorare sull’abbigliamento, che dovrà avere un peso sempre maggiore nei negozi. «Ho voluto costruire un guardaroba fatto di capi essenziali e ben riconoscibili, ingigantiti o ristretti per creare un nuovo linguaggio», ha aggiunto Tamburini. Come la classica giacca in lana inglese con fodera di cotone, iper curata nei dettagli, la camicia impeccabile a doppio strato scelta per aprire lo show, i twin set di maglia sovrapposti l’uno all’altro, in una versione cool della «sciura milanese», il trench di cotone leggerissimo reso extra big, la mantella avvolgente decostruita o il peacoat di pelle con inserti in feltro oversize. Qualche concessione alle frange per creare movimento e alle cinture appoggiate di sbieco sul fianco. Gli accessori sono super morbidi, in nome di un lusso destrutturato. A partire dalla Di bag swing, con maniglie invertite su un lato e profilata da impunture selleria o i modelli che si possono accartocciare tra le mani. Il nuovo segno distintivo delle calzature è una sottile fascia in metallo per reinterpretare modelli iconici come il gommino o il mocassino.
Giudizio. Il backgroung di Matteo Tamburini emerge in passerella. Con esperienze da Rochas, Schiaparelli, Pucci e più di sei anni di militanza da Bottega veneta al fianco di Tomas Maier, Daniel Lee e Matthieu Blazy (presente alla sfilata di debutto, ndr), il designer ha iniziato a costruire il suo percorso all’interno del marchio di Diego Della Valle, alimentando l’attesa in vista del nuovo, e più completo, step di settembre. Un passo verso la costruzione della nuova Tod’s, in cammino verso il delisting con l’opa di L Catterton che, come ribadito da Della Valle, non porterà a un’uscita della famiglia. «Finché ci saremo noi, Tod’s resterà un’azienda familiare», ha ribadito. (riproduzione riservata)