TrendLa nuova era di Moschino
«La mia sfida sarà trovare un equilibrio tra realtà e teatralità», spiega Adrian Appiolaza nominato a gennaio direttore creativo del marchio di Aeffe. Che ha studiato l’archivio e creato un guardaroba di ironia, ossessioni e messaggi di pace nello spirito del fondatore «Sarà un learning process», ha poi aggiunto

«È la mia collezione numero zero. L’inizio di qualcosa, sarà un learning process». A parlare è Adrian Appiolaza, da gennaio direttore creativo di Moschino, che MFF ha incontrato prima del suo debutto in passerella. Sigillato da uno show al museo della Permanente, dove andò in scena la mostra «Moschino - X anni di Kaos! 1983-1993». E che ora diventa il palcoscenico su cui il talento di Buenos Aires prende le redini di un marchio che è giunto al 40° anniversario nel 2023, per mostrare il primo frutto di un lavoro che solitamente richiederebbe sei mesi.

E che il designer ha completato in brevissimo, arrivato dopo l’improvvisa e dolorosa scomparsa di Davide Renne a pochi giorni della sua nomina a nuovo stilista di Moschino. Appiolaza ne parla con grande rispetto, mentre deve e riesce a concentrarsi sul presente. «Da quando ho capito che mi piace la moda, c’è sempre stato a sense of fun and play», dice. Già design director del womenswear di Loewe al fianco di Jonathan Anderson e da Chloé con Clare Waight Keller, con esperienze in Louis Vuitton, Miu miu, nella Chloé di Phoebe Philo e accanto ad Alexander McQueen, il suo approccio sembra ideale per la promozione al timone stilistico del brand del gruppo Aeffe. «Giocare» ricorre infatti spesso nel suo linguaggio, connettendolo con l’eredità di Franco Moschino.

Ironia, dunque, e archivio di cui è pro player, collezionista com’è con il suo 20Age archive. «Per quanto riguarda il tempo, mi sono chiesto: “Come iniziare in modo pratico?”. Ho deciso di andare nell’archivio di Franco. Voglio portare il suo mondo al mondo d’oggi», chiosa Adrian Appiolaza. «Così ho creato dei personaggi dove ci sono delle ossessioni con il pois, la cravatta, il pigiama, il genere. Per una fantasia che diventa un message che può arrivare a tante persone. Look eccentrici, ma con la possibilità di sentirsi identificati. La mia sfida, d’ora in poi, sarà trovare l’equilibrio tra realtà e teatralità». Sfilano, rivisitati, gli abiti e i codici di Franco Moschino. Il suo trompe-l’œil è in stampe di bretelle, in un cappello cowboy a cui manca il retro.

La sua predilezione per l’equivoco in un sacchetto per il pane, tra sedani veri e clutch come baguette. I suoi punti interrogativi si moltiplicano su un completo, con quello esclamativo incorniciano due mani che si uniscono nel cielo. Peace and Love. Se l’obsession di Appiolaza continua verso il trench, il jeans e la lingerie sovvertiti, c’è anche quella per i messaggi. Universali. Politici, persino. «Franco aveva questo modo di parlare di ciò che accadeva, dicendo cose che forse la gente non voleva ascoltare. Il provocatorio è un punto che vorrei toccare, ma facendo attenzione, senza offendere, rivolgendomi a tutti».
Giudizio. «Roma non è stata costruita in un giorno». Lo ribadisce Adrian Appiolaza che però dimostra che una collezione, se non in giorni sicuramente in poche settimane, lui ha saputo realizzarla. Prima prova come direttore creativo, un’eredità importante e difficile da studiare e attualizzare, un guardaroba completato «in a rush». Un’impresa in cui in pochi si sarebbero lanciati. Ma Appiolaza ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, oltre a trovarsi a suo agio negli archivi, avere attenzione per il marchio e farsi le domande giuste. E questo è un ottimo punto di partenza. (riproduzione riservata)