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Gabriela Hearst e la madre terra

La stilista uruguayana, già a capo di Chloé, evoca la divinità originaria tra spalle gonfie e frange. In un set brutalista al Palais de Tokyo

di Tommaso Palazzi (Parigi)
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Un look Gabriela Hearst fall-winter 2'25/26 (ph Francesc Ten/MFF)
Un look Gabriela Hearst fall-winter 2'25/26 (ph Francesc Ten/MFF)

Gabriela Hearst sceglie un’ala davvero originale del Palais de Tokyo, l’auditorium costruito nel 1992 in forme neo brutaliste da Franz West. Scesa una ripida scala a chiocciola, gli invitati sono insolitamente rifocillati da pain fermier, salse spalmabili, champagne e cioccolato. Un segno di civiltà per uno show in programma alle 13, che naturalmente parte con 58 minuti di ritardo. Lo show inizia su un coro di donne e passi recitati sulle divinità materne.

I primi look sono furry e total white, con silhouette vagamente napoleoniche. Seguono uscite co-ed con ricami e frange, spalle gonfie e gonne fino alle caviglie. Abiti intrecciati e coat. La stilista uruguaiana, nota per il suo approccio sostenibile alla moda di lusso, si distingue per l’uso di materiali ecologici, produzione etica e design senza tempo. Le sue creazioni, eleganti e minimaliste, hanno conquistato celebrità e icone di stile.

Dal 2020 al 2023 è stata creative director di Chloé, trasformando il brand in un modello di sostenibilità. Hearst ha introdotto innovazioni come tessuti biodegradabili e supply chain trasparenti, diventando una delle voci più influenti della moda responsabile. E qui conferma il suo approccio, con un richiamo alle dee primordiali.

Giudizio. Back to basics. Come la maggioranza dei designer, la stilista si concentra su ciò che sa fare meglio. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 10/03/2025 15:30
Ultimo aggiornamento: 10/03/2025 19:05
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