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La lunga notte di MM6 Maison Margiela

«Ci siamo chiesti come avremmo potuto rispecchiarci in un luogo come Pitti», racconta il design team della label di Otb che sfila al Tepidarium del Roster. In scena uno studio sul menswear con 30 look concepiti ad hoc, tra suit sartoriali e citazioni a Miles Davis

di Giada Cardo (Firenze)
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Un look Maison Margiela MM6 fall-winter 2025/2026 (ph Giada Cardo)
Un look Maison Margiela MM6 fall-winter 2025/2026 (ph Giada Cardo)

Lampi di luce direzionati sulla pedana squarciano il buio all’interno della serra fiorentina nota come Tepidarium del Roster. Mettono a fuoco l’uomo di MM6 Maison Margiela e si trasferiscono sui suit total black, stampati sulla stoffa a mo’ di aloni bianchi, come tracce del suo passaggio sotto i riflettori. Seducente, ruvido e immediato, questo man in black tiene a battesimo il comeback della label del gruppo Otb-Only the brave a Pitti uomo, dove aveva sfilato nel 2006 con la main collection. Lo show ha il sapore di un ritorno, ma anche di un next step nella costruzione della propria identità per il brand nato nel 2022 come costola di Maison Margiela.

Infatti, quella che sfila nella sera fiorentina è una collezione concepita ad hoc per l’edizione 107 di Pitti, mentre a febbraio la griffe sfilerà come di consueto a Milano moda donna. «Essere guest designer a Pitti ha rappresentato una grande opportunità per cercare di capire quale sia l’identità di MM6 Maison Margiela in tema di menswear, qualcosa che finora era rimaso un po’ in ombra», spiega il design team rigorosamente anonimo. «Finora abbiamo sempre fatto collezioni co-ed, mescolando codici maschili e femminili, mentre il progetto per questa sfilata ci ha richiesto di modificare il punto di vista e guardare all’abbigliamento maschile e femminile come due categorie ben distinte».

Un esercizio quasi introspettivo, alla ricerca di un uomo e del suo guardaroba che diventano soggetto e oggetto del desiderio. Una sfida e un viaggio nei codici della maison, pur evitando di indulgere nell’autoreferenzialismo e nell’effetto nostalgia, «una strada che sarebbe stata troppo facile da percorrere e un sentimento che non ci appartiene», sottolinea il team. Questo lavoro, o piuttosto «studio», come lo definisce la squadra, è culminato in una collezione che conta 30 uscite e un unico colore, quel nero, elevato a valore assoluto, che cita per opposizione il bianco totale della collezione presentata da Maison Margiela a Pitti 19 anni fa. Il nero si fa spettro di sfumature e atteggiamenti, resi attraverso pezzi e texture che uniscono un certo gusto sartoriale a quell’incontenibile attrazione per la decostruzione e la ruvidità dello stile industriale che è propria della label. Così il filtro per trovare quell’identità totalmente maschile diventa il menswear stesso, come osservato nello street style di Pitti. «Qui si respirano un senso di flamboyance, codici precisi e molto show-off», racconta il team. «Ci siamo chiesti, come possiamo rispecchiarci in un luogo come questo, dove siamo come degli underdog (cioè degli sfavoriti, ndr), in questa community? Come possiamo fare qualcosa grazie alla quale le persone capiscano chi siamo?». Ed è qui che viene in aiuto un’icona della musica jazz e di stile come Miles Davis, figura che condivide con MM6 un senso di creatività e rottura delle convenzioni. Come un deus ex machina, il trombettista afroamericano è l’ispirazione che permette di arrivare dritti alla mente e al cuore del pubblico. Sul catwalk, il guardaroba itera in maniera sistematica capi proposti in vari materiali e trattamenti, a suggerire occasioni d’uso e sfumature di mascolinità differenti. Con un unico imperativo, «non sopraffare mai chi indossa un nostro capo, ma fare di esso uno strumento per costruire la propria narrazione personale», racconta il team che parla di «ready when worn», letteralmente pronto quando indossato, al posto di ready to wear. Ecco allora i suit neri con una stampa di piccole stelle bianche in cui si incrociano il Dna della maison e alcuni scatti di Miles Davis, il bomber reversibile in eco-fur che cita la pelliccia femminile, il car coat dall’interno morbido ma dalla superficie esterna nello stesso materiale gommato dei guanti industriale. Mentre spicca la collaborazione con Agnelle per i guanti modulari in pelle dai dettagli utilitaristici e l’antologia della Replica si arricchisce di una borsa weekender che rilegge la custodia della tromba del jazzista.

Giudizio. Per MM6 Maison Margiela è una prima volta a confronto con l’universo maschile che riesce a dribblare quell’effetto nostalgia, oggi tanto diffuso nella moda, che qui poteva sembrare la strada più facile. Al contrario, a emergere dal cono d’ombra, proiettato dalle precedenti sfilate co-ed, è un esercizio di stile preciso e guidato dai singoli capi d’abbigliamento, in cui si legge il desiderio di trovare una propria identità nell’universo menswear. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 15/01/2025 19:30
Ultimo aggiornamento: 15/01/2025 19:49
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