TrendHermès e il party tra new dandies per la sfilata d’addio di Véronique Nichanian
«Avevo promesso di non piangere e ci sono riuscita», confida la stilista nel backstage, prima di una grande festa al Palais Brongniart. Dopo 37 anni, le creativa saluta l’uomo con una collezione che è insieme sintesi e dichiarazione d’amore. Ora si attende l’arrivo di Grace Wales Bonner, che tuttavia salterà lo show spring-summer 2027
Spoiler. Alla fine l’emozione è palpabile ma la stilista non si commuove. Sotto le altissime volte del Palais Brongniart, Véronique Nichanian percorre tutta la lunga passerella tra applausi che diventano un’ovazione in seduta. Dall’alto calano maxi schermi che ripropongono, uno dopo l’altro, tutti i suoi saluti finali in ben trentasette anni di défilé per la maison Hermès. È un montaggio della memoria, quasi un album di famiglia proiettato nello spazio simbolo della finanza francese, trasformato per una sera in luogo di commiato e celebrazione.
In passerella sfila un guardaroba di lusso discreto, rigoroso e silenzioso, come è sempre stato il linguaggio di Nichanian. Linee pulite, volumi mai urlati, materiali che parlano sottovoce ma con autorità. Eppure, qua e là, affiorano tocchi eccentrici, quasi dei sorrisi trattenuti: cappotti importanti, completi in coccodrillo, superfici preziose trattate con una naturalezza disarmante. Non come ostentazione, ma come gesto culturale. La palette è insieme sommessa e intensa: blu inchiostro prunoir, torba, grigio bruciato. Poi, all’improvviso, una fodera arancione, come una raffica di risate nella notte, un lampo di neoprene a contrasto, una plume fourre-tout on radio bag. Un manifesto che non si prende troppo sul serio, ma che ribadisce un senso di equilibrio profondo, una disciplina interiore aperta a tutte le possibilità, ai ritmi di innumerevoli vite.
Tecnico e classico si incontrano senza attrito. I tessuti performanti dialogano con le forme più archetipiche, innovando e rinnovando senza sosta il legame tra corpo, epoca e abito. In piedi, in cammino, in viaggio, disallineati se serve, purché tutto torni. Impermeabili e caldi, lanciati eppure senza fretta. Materiali eccezionali, sottovoce. Da Hermès, anche l’eccezione resta sotto controllo.
Il pubblico lo percepisce chiaramente. Non è nostalgia, è riconoscenza. Per un’idea di moda maschile costruita nel tempo, senza strappi, senza rincorrere il rumore. Una visione coerente che ha attraversato decenni, tendenze, cambi di paradigma, restando sempre fedele a se stessa.
Nel backstage, a fine show, l’emozione trova finalmente voce. «Avevo promesso di non piangere e ci sono riuscita», dice Nichanian, sorridendo, visibilmente commossa. Punto fermo, come il suo stile. Subito dopo, la celebrazione si sposta: un grande party al Palais Brongniart, storica sede della Borsa transalpina, chiude il cerchio di una giornata che è insieme addio e passaggio di testimone. Ora la maison si prepara ad accogliere alla direzione creativa del menswear la designer Grace Wales Bonner, che tuttavia salterà la sfilata della prossima stagione dedicata alla spring-summer 2027.
Giudizio. Più che una sfilata d’addio, quella di Hermès è stata una lezione di misura. Véronique Nichanian lascia l’uomo della maison così come lo ha costruito: solido, desiderabile, immune all’effimero. In un sistema che spesso confonde il cambiamento con il rumore, il suo saluto è un promemoria potente. La modernità può anche essere silenziosa. E durare 37 anni. (riproduzione riservata)
- Quali sono le principali sfide che dovrà affrontare Grace Wales Bonner come nuova direttrice creativa del menswear Hermès?
- Come ha influenzato l'approccio di Nichanian il concetto di lusso discreto nel panorama della moda maschile?
- In che modo Hermès intende mantenere la sua identità di lusso silenzioso, pur integrando nuove direzioni creative?