TrendLa peste di State of chaos
Un’infezione concettuale raccontata attraverso minimalismo emotivo, silhouette architettoniche e una narrazione della colonizzazione come processo persistente. Il marchio di Buenos Aires svela Peste, tra rosso, nero e bianco. Che reinventa la carne, il corpo e l’identità culturale
Nell’ultimo giorno della Milano fashion week, State of chaos ha svelato Peste, una naturale espansione del suo percorso concettuale avviato a Buenos Aires. La collezione è un’esperienza immersiva in cui abiti minimal, strutturati e concettuali si fondono con la scena e il movimento, emulando la fattezza della carne e la tensione di un corpo attraversato da forze invisibili.
Gli spazi, rigorosamente controllati e minimali, restituiscono un senso di isolamento. I protagonisti camminano, si fermano, toccano superfici o il proprio corpo, comunicando attraverso sguardo, ritmo e gestualità stilizzata. Il tempo appare dilatato, sospeso tra micro-azioni e apparente immobilità, mentre gli abiti assumono il ruolo centrale, texture, volumi e silhouette sono strumenti narrativi, accompagnati da pochi oggetti simbolici e da accessori concepiti come estensioni del corpo.
La palette cromatica rigorosa, rossi intensi, neri profondi, bianchi puri e il contrasto tra pieni e vuoti definiscono la composizione. Che quasi fotografica, con piani fissi e movimenti di camera calibrati, suggerisce il visivo di Jurgen Teller.
La dimensione concettuale di Peste trae linfa dall’opera di Clorindo Testa La peste en Ceppaloni e dal pensiero di Albert Camus. Dove l’infezione non è improvvisa, ma un processo strutturale e persistente. Suddividendo la narrazione in tre stati, latency, eruption e persistence. E qui la materia diventa linguaggio. Il latex sta come carne infiammata, deformata, accostati ai tessuti rigidi che rappresentano strutture istituzionali.
Giudizio. Una denuncia di come la colonizzazione in Argentina continui a manifestarsi anche oggi, adattandosi e modificando il corpo culturale e materiale. (riproduzione riservata)
- Quali sono le principali influenze artistiche e filosofiche che hanno plasmato la collezione "Peste"?
- Come gli elementi di scena e la performance contribuiscono a rafforzare il messaggio concettuale della collezione?
- In che modo la scelta dei materiali, come il latex, supporta la narrazione della colonizzazione e del corpo culturale?