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La peste di State of chaos

Un’infezione concettuale raccontata attraverso minimalismo emotivo, silhouette architettoniche e una narrazione della colonizzazione come processo persistente. Il marchio di Buenos Aires svela Peste, tra rosso, nero e bianco. Che reinventa la carne, il corpo e l’identità culturale 

di Benedetta Migliaccio
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Un look The state of chaos spring-summer 2026 (courtesy The state of chaos)
Un look The state of chaos spring-summer 2026 (courtesy The state of chaos)

Nell’ultimo giorno della Milano fashion week, State of chaos ha svelato Peste, una naturale espansione del suo percorso concettuale avviato a Buenos Aires. La collezione è un’esperienza immersiva in cui abiti minimal, strutturati e concettuali si fondono con la scena e il movimento, emulando la fattezza della carne e la tensione di un corpo attraversato da forze invisibili.

Gli spazi, rigorosamente controllati e minimali, restituiscono un senso di isolamento. I protagonisti camminano, si fermano, toccano superfici o il proprio corpo, comunicando attraverso sguardo, ritmo e gestualità stilizzata. Il tempo appare dilatato, sospeso tra micro-azioni e apparente immobilità, mentre gli abiti assumono il ruolo centrale, texture, volumi e silhouette sono strumenti narrativi, accompagnati da pochi oggetti simbolici e da accessori concepiti come estensioni del corpo.

La palette cromatica rigorosa, rossi intensi, neri profondi, bianchi puri e il contrasto tra pieni e vuoti definiscono la composizione. Che quasi fotografica, con piani fissi e movimenti di camera calibrati, suggerisce il visivo di Jurgen Teller.

La dimensione concettuale di Peste trae linfa dall’opera di Clorindo Testa La peste en Ceppaloni e dal pensiero di Albert Camus. Dove l’infezione non è improvvisa, ma un processo strutturale e persistente. Suddividendo la narrazione in tre stati, latency, eruption e persistence. E qui la materia diventa linguaggio. Il latex sta come carne infiammata, deformata, accostati ai tessuti rigidi che rappresentano strutture istituzionali.

Giudizio. Una denuncia di come la colonizzazione in Argentina continui a manifestarsi anche oggi, adattandosi e modificando il corpo culturale e materiale. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 20/01/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 20/01/2026 19:00
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