TrendLa couture gioiello di Dolce&Gabbana
«Torna un’eleganza assoluta con una collezione che strizza l’occhio alla Sardegna», raccontano a MFF Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Che sfilano con l’Alta moda nel parco archeologico di Nora in un’atmosfera metafisica con colonne di specchi

«Vogliamo circondarci di bellezza, tornando a un’eleganza assoluta perché è quella che ci distingue dal mass market. E dall’idea che lanciano i social che tutto sia veloce, troppo veloce». Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno le idee chiare su dove vogliono andare e, come hanno abituato il loro pubblico, sono molto rapidi nel metabolizzare quello che li circonda per trasformarlo con la loro sensibilità. A conferma, la nuova tappa in Sardegna del loro Gran tour ribadisce quel sottile desiderio di uno sguardo allo stile che non passa inosservato.
In nome di quella Italian beauty che richiama amici e muse, clienti e star all’interno del parco archeologico di Nora, vicino a Cagliari, dove si svolge la sfilata d’Alta moda. Davanti a un parterre con nomi come Naomi Campbell e Maluma, Kitty Spencer e Rosie Huntington-Whiteley, Mariacarla Boscono, Alton Mason, Halle Bailey e Alessandra Ambrosio. Ma i flash all’inizio sono tutti per i puntualissimi Jeff Bezos, patron di Amazon insieme alla compagna Lauren Sanchez, che già erano stati ospiti dello show Dolce&Gabbana lo scorso gennaio a Milano.
Davanti a loro, rovine con un fascino storico e quell’allestimento con grandi colonne inclinate costruite con specchi per dare mille rifrazioni. Sono un’opera dell’artista californiano Phillip K. Smith che regalano un senso di sospensione al bianco della passerella. «Siamo partiti prendendo due o tre elementi semplici su cui abbiamo elaborato la collezione. Bianco, nero. Un omaggio a Carosa degli anni 60…», hanno spiegato a MFF gli stessi Domenico Dolce e Stefano Gabbana.

«Le modelle sono riempite di preziosi, bracciali, orecchini. Non abbiamo fatto il folk. È una collezione semplice strizzando un occhio alla Sardegna. Ci affascinava lo stridore tra il brullo delle lande e la ricchezza del costume popolare, lo abbiamo riletto in questo modo. Forme semplici ma super gioielli». Nero e oro per aprire lo spettacolo. Piumette nere per le parrucche come caschetti grafici, proposte anche nella variante gold, sfacciata e preziosa, dalla testa ai piedi.

Ecco tessuti leggeri e svolazzati contrapposti a quelli più rigidi per strutture più corporee. Tra linee scivolate e semplificate, abiti che cadono in maniera verticale, drappeggi magistrali e silhouette soffiate. Con camicie bianche realizzate da artigiane locali e poi corpetti coperti di pietre con orecchini giganti, con monili che riempiono lo sguardo.
Giudizio. «Il Grand tour non è finito», continuano i due designer che già pensano alla prossima puntata nella loro avventura dell’Alta moda. Dell’Italia regalano sempre un bellissimo racconto, orgoglioso e prezioso, senza mezze misure e con una passione innata. Una visione di bellezza che rappresenta un manifesto. Cultura, artigianato, cibo, luoghi, musica, arte. Oltre alla moda in senso stretto ma in una simbiosi accattivante di tutti gli elementi. Quasi quasi da suggerire come manifesto italiano del turismo.
Filigrane preziose per l’Alta gioielleria
Il mondo dell’Alta gioielleria di Dolce&Gabbana svela nuove contaminazioni artigianali con uno sguardo a quella Sardegna che ha accolto il mondo di Domenico Dolce e Stefano Gabbana. In un racconto dove l’allestimento è un gioiello a sua volta, tra grandi monitor per raccontare il making of e i riflessi d’oro di cornici ed elementi naturali.
Al centro della piazza al Forte village una struttura di tubi innocenti ruota piano piano quando si esibisce il pianista Micah McLaurin circondato dal quelle teche preziose che proteggono monili dalle luci decise.
Spicca il richiamo alla filigrana, un procedimento orafo realizzato interamente a mano secondo le tradizionali tecniche di trafilatura e intreccio di sottili fili d’oro. Una lavorazione che si contraddistingue per la caratteristica struttura traforata che ricorda la leggerezza impalpabile di un merletto.
Ma ecco che antiche tradizioni artigiane e culinarie si fondono nelle creazioni di Alta gioielleria. Il pane, simbolo di nutrimento e convivialità, rivive attraverso incisioni e dettagli che evocano la sua tradizione secolare. In particolare, il Coccoi pintau, il pane decorato della Sardegna, famoso per le sue forme uniche e i disegni elaborati, richiama le antiche decorazioni dell’isola. Le creazioni diventano protagoniste di un tributo alla maestria artigianale, dove la semplicità del grano si trasforma in un gioiello. (riproduzione riservata)