TrendLa Bauhaus di Max Mara conquista Shanghai
Maxi evento con défilé e mostra nella metropoli cinese per festeggiare il 75° del marchio ammiraglio del gruppo della famiglia Maramotti. E davanti a Michelle Yeoh e Katie Holmes sfilano tre uomini

Cemento per le volte altissime come grandi onde. Vetro leggero. Brutalismo estetico ma anche modernismo. Si presenta così il Long museum, il prestigioso indirizzo scelto da Max Mara per il suo mega evento a Shanghai, uno dei cuori pulsanti della Cina. Vicino al fiume Bund dove si riflettono le scritte dei grattacieli provenienti dal futuro, alla presenza di volti come Michelle Yeoh, Katie Holmes, Maude Apatow o Eileen Gu presenti allo show. Sono alcune delle donne che hanno accompagnato il brand ammiraglio del gruppo della famiglia Maramotti in quei 75 anni di cammino tra spirito design e moda. E che oggi vengono festeggiati con la sfilata resort 2027 e una mostra speciale nella location, svelata appena terminato il défilé.
Dopo Caserta, Stoccolma e Lisbona, per il viaggio itinerante oggi è l’ora della Cina, dove il marchio inaugurò il suo primo store nel 1997 a Pechino, nove anni dopo il debutto nell’area Asia-Pacific con l’apertura di Hong Kong nel 1988. Una passione per l’ex celeste impero che entra anche nell’anima della collezione che mixa heritage e modernità. «La collezione è snappy, fresca. La nostalgia non fa parte del nostro vocabolario, non ci piace fare una retrospettiva», ha spiegato a MFF Ian Griffiths, direttore creativo di Max Mara, che cita le muse «cui abbiamo guardato in questo periodo, che sono presenti in sfilata. Da Marilyn Monroe a Dorothy Parker, Lee Miller e Lady Gaga fino a Mina, Colette, Grace Jones, Siouxsie Sioux o Patty Smith».
Pezzi d’archivio rivisti. Omaggi discreti alla tradizione della città ospitante, come un cheongsam elasticizzato in lana merino, una giacca in seta trapuntata o una camicia in popeline con chiusura pankou. Tocchi di rosso, colore feticcio cinese, porte-bonheur nella collezione che ha un nome preciso, Kinetic chic, citando il dinamismo di una metropoli come Shanghai. Delle righe o dei dettagli rigati che possono essere sulle tasche dei capi uniti oppure fantasie intarsiate sulle maglie, un disegno cinetico fatto da cubetti in iconico bianco, beige, cammello e nero con paillettes.

Oppure il motivo delle schiene colorate o gli intarsi dai tappeti di Annie Albers, che era una delle donne del Bauhaus, non a caso. «Penso che il fondatore, Achille Maramotti, abbia voluto creare un brand che in qualche modo fosse un po’ il Bauhaus della moda. Perché incarna un design completo, accessibile, completamente integrato, elegante e self-empowered. Questa collezione in particolare riprende tale concetto». E a sorpresa escono tre uomini che indossano capi presi a prestito proprio dal guardaroba femminile. «Non nascerà una collezione uomo. Max Mara rimarrà un asso nella manica delle donne».
Giudizio. La sfilata è uno statement del Max Mara pensiero. «Siamo utility luxury, non lusso sfrenato, non frivolezza. Non prendiamo in giro le donne», ha aggiunto Griffiths che non teme una delle parole chiave, concretezza. Quanto è stato difficile tenere il punto negli ultimi anni? «Più la moda diventa folle, più Max Mara mantiene la sua identità. E questa è stata la sua identità di timelessness». Un epiteto che è quasi un gioco di parole, ma profondamente vero. (riproduzione riservata)
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