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L’ultima sfilata di Armani

Milano e Pantelleria. Un testamento estetico con un richiamo ai luoghi amati dal designer per il défilé celebrativo dello stilista e del marchio da lui fondato 50 anni fa. Con un parterre hollywoodiano tra Richard Gere, Lauren Hutton, Cate Blanchett e Glenn Close

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Il finale della sfilata Giorgio Armani primavera-estate 2026 (courtesy Armani)
Il finale della sfilata Giorgio Armani primavera-estate 2026 (courtesy Armani)

Un abito blu Cina completamente ricamato di cristalli. Che sul petto disegnano quel celebre ritratto di Giorgio Armani scattato da Bob Krieger che è come un milestone della memoria. È l’ultima uscita della grande sfilata a Brera, la sfilata che era stata pensata dallo stesso stilista per festeggiare i 50 anni del marchio da lui fondato. E che è diventata un saluto sentito allo stilista appena scomparso. Il cortile della Pinacoteca è illuminato da quelle lanterne che hanno decorato l’Armani/Teatro per l’ultimo saluto alla camera ardente del designer. La musica è la stessa Nuvole bianche, suonata live al pianoforte da Ludovico Einaudi. E sembrano nuvole proprio i tasselli di quel pavè marmorizzato a quadrati, come fosse un cammino sospeso nell’aria. Perché l’atmosfera era carica di pathos, di sorrisi e di qualche lacrima, di ricordi che si materializzano. Come il parterre hollywoodiano e di celebrities che non potevano mancare. Il legame tra Armani e il cinema è cosa nota e viene ribadita da quegli ingressi da grande schermo. Come dimenticare American Gigolò, il film di inizio anni 80 che ha di fatto sancito un amore corrisposto tra lo stilista e i divi di Los Angeles. Si fa strada tra la folla Richard Gere che saluta in italiano. Arriva Lauren Hutton con cui avevano girato la celebre pellicola di Paul Schrader. Ecco gli amici Cate Blanchett, la Glenn Close di Attrazione fatale, Samuel L. Jackson, Spike Lee, Zhang Ziyi, Hu Ge, James Norton, Jesse Williams ma anche Margherita Buy, Giuseppe Tornatore, Paola Cortellesi e Valeria Golino, Isabella Ferrari, Kasia Smutniak e Roberto Bolle tanto per citarne alcuni. Non mancano gli occhi ipnotici di Antonia Dell’Atte, modella amata da Armani e interprete di tanti scatti celebri, per siglare il mondo della moda. Da Santo Versace con la moglie Francesca a Paul Smith, Dries Van Noten, i gemelli Dean e Dan Caten di Dsquared2, Francesco Scognamiglio, Afef Jnifen, Valeria Mazza e Bianca Balti. In prima fila, tra i 700 ospiti alla sfilata, ad applaudire i 127 look uomo e donna che spesso escono in passerella insieme, camminano lentamente come fosse un percorso verso una nuova dimensione. Con quegli abiti che sono un racconto delle passioni di Armani, sono i luoghi del cuore dello stilista, Milano e Pantelleria con suggestioni esotiche e riferimenti alla natura selvaggia. I colori del mare e delle ricce vulcaniche, con silhouette allungare che sembrano essere soffiate dal vento. Ma anche qualche piccola ciatione a quell’oriente che aveva sempre amato e che lo aveva ispirato. Il tutto raccontato da visi speciali, il ritorno di modelle e modelli che negli anni erano stati i volti del suo stile.

Giudizio. Leo Dell’Orco e Silvana Armani escono tenendosi per mano accolti da un’onda sentita di applausi in una standing ovation che coinvolge il pubblico. Il momento è importante, è un saluto meritato a un grande della moda, di cui si sentirà la mancanza. Era una bandiera, era un esempio, ogni look della sfilata sembra riecheggiare la sua voce. Ora bisogna ascoltare le sue parole, le sue volontà sul futuro della sua azienda. Senza paura, come quelle frasi nella cartella stampa. «Questa collezione, l’ultima alla qualche Giorgio Armani ha lavorato personalmente, rappresenta in qualche modo un testamento di stile e la chiusura di un ciclo, perché nuovi se ne possano aprire». Sempre con grande coraggio e lucidità. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 29/09/2025 19:20
Ultimo aggiornamento: 29/09/2025 19:38
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