TrendL’omaggio alla black culture di Off-white
«Ho riflettuto su quanto le culture americana e occidentale siano state influenzate da quella nera. Dalla musica allo stile, dal jazz all'hip hop», spiega il creativo Ibrahim Kamara. Che riporta in passerella il brand in licenza a Ngg. Con un omaggio alla cross-pollination in mezzo ad acque agitate

«Black by popular demand». Un chiaro messaggio con cui il nuovo art and image director Ibrahim Kamara sigilla il comeback di Off-white sulle passerelle di Parigi. Dopo una stagione di stop, ecco la seconda volta in pedana del talento dalla Sierra Leone per il brand fondato dal compianto Virgil Abloh. «Ho chiesto ai legali quando ho pensato al titolo di questo show? Non l'ho fatto. Sapevo che suonava audace, ma mi sembrava così giusto. È nato spontaneamente, da un luogo di sentimenti profondi e di espressione senza filtri», commenta il creativo che di «Ask legal» ha fatto un gioco da tavolo Ludo come invito allo show. Che diventa set, con quel maxi dado incrostato di bagliori che si illumina a intermittenza.

«Mi sto esponendo in quello che è il mio impegno più personale per la casa costruita da Virgil. Sono abituato a essere in costante viaggio. Chi non lo è, in realtà, in un mondo iperconnesso? Il viaggio è la condizione contemporanea del corpo e della mente. Più mi sposto da un Paese all'altro, più trovo affinità e punti di contatto tra culture e parole che, sulla carta, sono lontane tra loro». Così Kamara spiega una prova di resilienza in mezzo ad acque agitate. Il nome Off-white è infatti di proprietà di Lvmh, ma il marchio è ancora gestito in licenza da Farfetch attraverso l’asset Ngg-New guards group. E secondo quanto risulta a MFF, la nuova proprietà coreana del fashion e-commerce, Coupang, avrebbe appena chiamato Rothschild per avviare un processo competitivo per la cessione del gruppo, per cui è confermato l'interesse di Style capital.
Tornando in pedana, sfila una cross-pollination come un’ode alla black culture che ha caratterizzato e reso grande il lavoro di Abloh. «Ho riflettuto su quanto la cultura americana, e da questa quella occidentale, sia stata influenzata dalla cultura nera. Basti pensare alla musica e allo stile, dal jazz all'hip hop», continua il direttore artistico, svelando un fashion che vuole avere la lettera maiuscola «F» come indicatore di «fun». Prima arriva il womenswear, poi l'abbigliamento maschile che filtrano con i codici di Off-white come le frecce che diventano un nuovo motivo all-over su cui stampare una costellazione acida.
L’uomo è più «cute» mentre strizza l’occhio agli anni 90, la donna «powerful» issata su cuissardes. Con quegli innesti di faux fur che passano da un guardaroba all’altro. Con quei dettagli di perline. Con quel denim squarciato in mille fili di trama privati del loro ordito che fluttuano. E berretti da aviatore pelosi, pezzi metallici. «Ask legal» che diventa un claim. «Cosa c'è di più americano del basket?», si chiede Ibrahim Kamara che collabora con Wilson per portapalloni da basket come borse, mentre le palle stesse sono ripensate nelle sneakers gonfie The baller, già virali sul web.
Giudizio. «Off-white si colloca da solo, in una nicchia di lusso che non è tranquilla e nemmeno rumorosa, ma playful. Siamo tornati. Black by popular demand», conclude Kamara. Che ha davanti un lavoro non facile per far tornare il marchio a essere rilevante e risuonare con il presente come ai tempi di Abloh. (riproduzione riservata)