TrendL’omaggio a Firenze di Setchu
Il brand di Satoshi Kuwata debutta in passerella a Pitti con una sintesi tra Oriente e Occidente. «È un palcoscenico speciale per me, perché il mio background è nella sartoria che qui è di casa», spiega il designer
Sono modi opposti di concepire l’indumento quelli che sfilano sulla passerella di Setchu, guest designer di Pitti uomo 107. Un dialogo tra Oriente e Occidente, tra l’idea di forme piatte che diventano tridimensionali una volta indossate e quella del capo volumetrico in sé, dove il diverso non si scontra ma è spunto per una narrazione coerente. Per il brand basato a Milano e fondato da Satoshi Kuwata, giapponese ma formatosi a Savile row, mecca londinese del tailoring, si tratta della prima della passerella dopo alcune stagioni in calendario alla Milano fashion week. «Pitti è un palcoscenico speciale, perché il mio background è nella sartoria che qui è di casa», spiega Kuwata, già vincitore nel 2023 dell’Lvmh prize e del Cnmi fashion trust grant. E il tailoring gioca un ruolo chiave nella collezione e nello sviluppo dello show alla Biblioteca Nazionale di Firenze, facendosi omaggio alla città e celebrazione del Dna del marchio.
Seguendo il ritmo ideale di una giornata, il défilé procede dal mattino al pomeriggio, scandito da tre pezzi bespoke sviluppati da Davies & sons, la più antica sartoria ancora in attività a Savile row. Si tratta di un tight, un blazer doppiopetto blu con bottoni dorati e un frac, tutti realizzati con le pieghe origami che consentono di ripiegarli agevolmente senza stropicciare la stoffa, come mostra lo stesso designer nell’intimità della preview stampa. Del resto la praticità e la multifunzionalità rivestono da sempre un ruolo fondamentale per Setchu, che da questa stagione offrirà un servizio di updating, consentendo ai clienti di modificare ciò che già hanno nel guardaroba per creare nuovi modi d’uso. A partire da un inizio di uscite in bianco, nero e grigio, ecco arrivare i primi colori, dagli azzurri pallidi delle camicie fatte a mano ai blu delle giacche, a rispecchiare l’evoluzione della storia delle illustrazioni nella stampa di cui la biblioteca si fa metafora.

Un ricordo affettuoso di un passatempo d’infanzia, che Kuwata ha deciso di celebrare «per dare senso e apprezzare ciò che già abbiamo, invece di lamentarci per ciò che ci manca». Nei saloni storici del palazzo affacciato sull’Arno, sfilano sahariane e cappotti che possono essere accorciati, camicie e blazer che si estendono in pannelli quadrati, frac con le code che possono essere infilate all’interno secondo quella vocazione alla multifunzionalità, accentuata dalla semplicità del design, che è il carattere più riconoscibile di Setchu. Mentre aggiungendo un tratto tipicamente giapponese, è stato sviluppato uno jacquard policromo di seta in stile kimono, con una rivisitazione omoerotica di The tale of Genji, un classico della letteratura nipponica. Dopo lo show, si sale al primo piano, dove i numerosi elementi che compongono il mondo del brand, dalla passione personale di Kuwata per la pesca al gusto per la piegatura origami applicata al tailoring, sono esposti in vetrine rivestite di tatami.
Giudizio. Una prima passerella per Setchu destinata, sembrerebbe, a rimanere tale. «Non penso che farò altre sfilate in futuro, mi sento più come una Cenerentola che esce per una notte sola», scherza lo stilista. Che compone un omaggio personale a Firenze, portando a un nuovo livello i codici del brand. (riproduzione riservata)