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L’istinto ribelle di Bally

Seconda prova per Simone Bellotti alla guida del brand svizzero. Le leggende dei Cantoni elvetici ispirano una collezione romantica e sottilmente irriverente

di Giada Cardo
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L’istinto ribelle di Bally

Romanticismo ribelle. Per la sua seconda prova al timone stilistico di Bally, Simone Bellotti dice di aver voluto approfondire la sua ricerca sulla Svizzera, patria del marchio. E lo ha fatto prendendo per mano il folklore di uno dei Paesi che restano più legati alle proprie radici.

«Ero alla ricerca di leggende svizzere, ambientate in montagna», spiega lo stilista a MFF nel backstage, «come quelle delle sirene che abitano i laghi ghiacciati dell’Engadina». Ecco allora la natura che torna a vestire l’uomo, già filo conduttore del debutto di Bellotti, ma con un guizzo ribelle che si nutre di contrasti. Le silhouette svasate danno movimento a gonne e cappotti, mentre il loden si apre a sperimentazioni per la sera. L’outerwear si veste dei colori della montagna e di inserti furry, le campane dei Cantoni diventano accessori. Mentre le borchie, tipiche dei costumi dell’Appenzello, migrano sui capi leather per la città mixate ai rivetti conici della controcultura 70s.

Giudizio. «È il nostro punk svizzero», chiosa Bellotti. Che riscoprendo le tradizioni, ma anche un animo rock, porta in luce pulsioni primitive. «L’unica costante nel tempo, a prescindere da come uno si vesta, è l’istinto. Che è anche ciò che ci connette al nostro aspetto più vero e naturale». E questa Bally più istintiva, ma senza strafare, è una bella scoperta. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 24/02/2024 19:16
Ultimo aggiornamento: 26/02/2024 17:04
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