TrendValentino messo a nudo
«La maison è legata a un’immagine apollinea di bellezza infrangibile. Io sono dionisiaco e ho portato il caos in quel mondo», spiega Alessandro Michele. Che ricrea il bagno di un locale per far sfilare una collezione dove alto e basso dialogano tra citazioni al fondatore ed elementi della cultura di club e concerti
Luci rosse à la David Lynch. Varcando l’ingresso del metateatro di Valentino, così Alessandro Michele vuole definirlo, ci si trova immersi in un allestimento che ricorda il bagno di un rave o di un concerto. Una sequenza di porte intervallate da specchi e da lavandini, una piastrellatura che richiama l’invito allo show. «Il bagno è un luogo che riguarda la vestizione, il rapporto di intimità che c’è con gli abiti», spiega lo stesso Alessandro Michele. «Guardando al lavoro di Valentino Garavani c’è un grande legame personale con gli oggetti, gli stessi materiali che lui ha impiegati per anni sembrano usciti da un boudoir».
Alto e basso, nobile e popolare accendono la scena in un alternarsi di musica acida techno e di una melodia emotiva, quasi romantica. Piedi nudi compaiono dalle aperture delle toilette, lasciando poco dopo spazio alle uscite dei modelli con una messa in scena che ha il sapore del teatro sperimentale. Con i capelli trattenuti da cagoule, omaggio agli anni 60 della maison, traslati nell’oggi grazie a due elastici tiranti che regalano l’illusione dell’eterna giovinezza sfilano i codici del mondo Valentino remixati con abile styling. I pizzi, i grandi fiocchi, le balze, le rose che impreziosiscono i sandali si mescolano a tocchi 60s di pantaloni svasati, da cui spuntano i frutti della nuova collaborazione con Vans, pellicciotti, spalline 80s e corte tuniche bon ton. Per una collezione che, «per un 30% è pesantemente figlia dell’osservazione letterale degli archivi e per il resto vive di capi creati totalmente da zero», sottolinea Alessandro Michele.
Collant di cashmere coprono e scoprono le gambe, body chantilly lasciano trasparire l’intimo che viene indossato sotto giacche minute e gonne al ginocchio sono profilate da bande fourrure, mentre i doppiopetto strizzati dai grandi bottoni si illuminano grazie a grandi collane bijoux. L’eveningwear spazia tra seducenti abiti di velluto scivolati e colonne di pizzo che si stratificano in balze. È impossibile poi non far cadere l’occhio su una T-shirt che indossa lo stesso Michele. Apollon e Dyonisus, i nomi di due divinità opposte dell’Olimpo. «Valentino ha creato un immaginario apollineo, una bellezza infrangibile. Io sono dionisiaco e ho portato disordine in quel mondo», conclude Michele.
Giudizio. «Amo la nudità vera, sono nato a Roma e per me il nudo era parte della quotidianità. Oggi trovo che i giovani siano molto più celebrali», racconta Alessandro Michele. Che mescola l’alto di Valentino con il basso di un luogo che nell’immaginario collettivo mai sarebbe stato associato al couturier. L’effetto è provocatorio e non lascia indifferenti. Lo show è potente, gli abiti ben fatti e le opinioni si spaccano. Il giudizio passerà ora al mercato. (riproduzione riservata)