skin track
Business

L’industria tessile indiana cambia rotta, sconti agli Usa e sguardo verso l’Europa

Colpiti da dazi fino al 50% imposti da Washington, gli esportatori dell’Asia meridionale accelerano i contatti con l’Ue e offrono ribassi. La ricerca di un accordo commerciale tra Nuova Delhi e Bruxelles entra nella fase decisiva, mentre il settore si adegua agli standard dell’Occidente 

di Benedetta Migliaccio
Leggi dopo
tempo di lettura
L'interno di una fabbrica tessile (ph Imagoeconomica)
L'interno di una fabbrica tessile (ph Imagoeconomica)

Dopo la stangata tariffaria arrivata dagli Stati Uniti, l’industria tessile indiana cerca nuove sponde in Europa. Gli esportatori stanno offrendo sconti ai clienti americani e, allo stesso tempo, intensificando i contatti con i partner europei, nel tentativo di attenuare l’impatto dei dazi statunitensi che, da agosto, hanno raggiunto livelli record fino al 50%.

La decisione dell’amministrazione di Donald Trump di raddoppiare i dazi su una vasta gamma di prodotti provenienti dall’India, dai capi d’abbigliamento ai gioielli fino ai gamberi, ha messo sotto pressione un settore che vale circa 38 miliardi di dollari (pari a circa 33 miliardi di euro al cambio di oggi), di esportazioni annuali.

Un esportatore di Mumbai, che ha chiesto l’anonimato, ha spiegato a Reuters, che la priorità ora è diversificare verso il mercato europeo. «Un accordo commerciale con l’Unione europea darebbe una spinta decisiva alle spedizioni dall’India», ha detto. I negoziati tra Nuova Delhi e Bruxelles sono infatti entrati in una fase cruciale, con l’obiettivo di siglare un’intesa entro la fine dell’anno.

L’Europa rappresenta già il principale partner commerciale dell’India per i beni, con un interscambio di 137,5 miliardi di dollari (circa 119 miliardi di euro), nel 2023/24, in aumento di quasi il 90% rispetto a dieci anni fa. Tuttavia, per conquistare terreno, gli esportatori indiani devono affrontare sfide non trascurabili: l’adeguamento agli stringenti standard europei su sostanze chimiche, etichettatura e approvvigionamento etico.

Stando a quanto è dichiarato all’agenzia inglese: «Le aziende stanno aggiornando gli impianti per rispettare i requisiti dell’Ue», spiega Rahul Mehta, mentore della Clothing manufacturers association of India. «Allo stesso tempo, il settore vuole ridurre la dipendenza dal mercato statunitense».

Ma il percorso non sarà lineare. Negli Stati Uniti, che restano il primo mercato per i tessuti indiani (29% delle esportazioni totali), alcuni gruppi stanno già tagliando i margini pur di non perdere commesse. «Stiamo offrendo sconti per mantenere i clienti americani», (di cui non si conosce ancora il valore, ndr), afferma Vijay Kumar Agarwal, presidente del gruppo tessile Creative di Mumbai, che realizza l’89% delle proprie vendite negli Usa.

Se i dazi dovessero restare a questi livelli, avverte Agarwal, il gruppo rischierebbe di tagliare fino a 7 mila posti di lavoro su 15 mila e potrebbe valutare, entro sei mesi, lo spostamento della produzione in Paesi come l’Oman o il Bangladesh. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 14/10/2025 11:07
Ultimo aggiornamento: 14/10/2025 11:23
Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news





Homepage MF Fashion

La newsletter per rimanere sempre aggiornato sul mondo della moda e del lusso