TrendL’essenza del Marocco per Giambattista Valli
Il couturier cita il paese a lui caro, tra volumi gonfiati dal vento, caftani preziosi e punte di rosso. Mentre gioielli materici decorano i colli
Il cinguettio degli uccelli nella sala porta l’immaginazione verso terre lontane. In place Vendôme soffia un vento freddo dal nord mentre sulla passerella di Giambattista Valli si respira l’aria inebriante del mite Marocco. Sembra di passeggiare tra i giardini di Ménara a Marrakech, luogo di meditazione dove il couturier amava trascorrere del tempo con l’amica Lee Radziwill. Valli attinge allo spirito del paese per la sua couture citando i colori, i costumi e i paesaggi di un luogo del cuore, terra d’origine del compagno e del figlio undicenne. «Sono sempre stato curioso e aperto alla cultura degli altri», racconta lo stilista che rilegge questa estetica caratterizzante in maniera personale.
La scena si apre su un caftano prezioso costruito in jacquard di seta a grandi righe marinière per dischiudersi poi in abiti in taffetà dai volumi esplosi, come se fossero gonfiati da folate di vento dell’Atlantico. Petali di chiffon plissettati a mano ondeggiano sui gown a colonna, ricchi piumaggi rendono le silhouette eteree e ricami dorati riproducono giardini di rose sui preziosi manteau da gran sera tra tocchi di rosso regale. Veli si posano delicatamente sui capi come eleganti djellaba e gioielli materici decorano i colli con eleganza sontuosa.
Giudizio. La leggerezza e il romanticismo dominano la collezione del couturier, che difende la sua indipendenza, restando fedele alla propria visione. «Un modo per rimanere saldi in questo momento di tempesta», sottolinea. (riproduzione riservata)