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L’epopea in black di Rick Owens alla Paris fashion week

Il designer americano prosegue il comeback al Palais de Tokyo, invitando in passerella la sua comunità di «freak and weirdos», tra amici, studenti e docenti degli istituti di moda della Ville lumière. In scena le ossessioni dello stilista declinate in nero, dal sartoriale rigido alle morbide mantelle fragili su alti stivali sgonfiati

di Margherita Malaguti (Parigi)
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Un momento dello show spring-summer 2025 di Rick Owens (ph Stefano Roncato)
Un momento dello show spring-summer 2025 di Rick Owens (ph Stefano Roncato)

La pioggia si ferma, come fosse un segno del destino. O un sortilegio potente. Un timido raggio di sole spunta sulla piscina del Palais de Tokyo, tornato teatro all’aperto degli show kolossal di Rick Owens. Gli ospiti, la community di freak e weirdos dello stilista, si avvicinano cauti, issati sui loro stivali altissimi come feticcio, rinforzati da quel grill come firma del brand. Sembrano cattivi, sono gentili nelle loro armature imponenti. E sono tanti, il designer americano ne è felice.

«La nostra ultima sfilata (il menswear spring-summer 2025, che aveva segnato la fine degli show intimi nella dimora nella Ville lumière del creativo, ndr) ha presentato un esercito d’amore in raso bianco, la mia risposta alla consapevolezza che tenere i défilé della stagione precedente a casa mia, con un pubblico ridotto, ha finito per essere un atto di esclusione invece dell’osservanza del rispetto di fronte alle nostre guerre attuali che avevo previsto», racconta lo stesso Rick Owens. «Ho chiesto ancora una volta a tutte le scuole di moda di Parigi di mandarci studenti e docenti, per sfilare come espressione di unità e fiducia reciproca. Sono inclusi anche membri del team di Owenscorp e amici che ammiro per il fatto di vivere la loro estetica in modo così completo e generoso».

E come per l’uomo di giugno, il nome che dà il titolo alla passerella è Hollywood. Per Owens, è il viale del vizio in cui è arrivato scappando da Porterville (come era stata battezzata la fall-winter 2024/25) in cui ha trovato la sua gente, spiega, quella Hollywood perduta delle «epopee bibliche in bianco e nero pre-codice», a cui si riferisce nel suo lavoro «mescolando art déco, peccato lurido e moralità redentrice». Ma hollywoodiana è anche la portata del runway che tanto somiglia a una maxi produzione cinematografica.

Un’ampia narrazione poetica di gesta eroiche e imprese straordinarie di persone forse strambe, come le chiama Rick Owens, certamente diverse ma che nella loro unicità si riconoscono tra loro. E infatti si muovono in gruppi in ripetizione quasi ossessiva della stessa shape. Su un catwalk che non rinuncia alle idee fisse di Owens. Fumo bianco nell’aria, il nero avanza in processione sulla pedana bagnata. I modelli-amici camminano mentre candidi petali di rose sono lanciati dall’alto da vestali che sovrastano le smisurate altezze dell’edificio. Sul lastricato bagnato, sulla terra, calzano gli stivali gonfiati della scorsa stagione, realizzati in collaborazione con il talento londinese Straytukay, che oggi si privano dell’aria che li riempiva. Su molti, si avvinghiano i cargopack, amatissimi cuscinetti imbottiti a mo’ di protezione.

Le silhouette sono quindi allungate, esagerate, esaltate, appuntite, protese verso l’alto oppure aeree e fluttuanti. Sartoriali rigidi o fragili, morbide, ampie tuniche svolazzanti con cappuccio. Anche forme modellate alla maniera di bozzoli di tulle. Sempre e letteralmente, elevate, degne dell’Egitto, Luxor, la Valle dei re. Donne sovrumane e superumane, sacerdotesse e divinità. Che portano ora biker jacket, ora giacche e cappotti tagliati da cerniere. Lunghe sirene che strisciano a terra e costringono la falcata sotto corone in pelle nera. Dal deep black al jeans slavato. Poi gli abiti in maglia in lana merino grigio polvere e oro metallizzato. E i goddess gown in denim con un rivestimento megacrust dorato.?

Giudizio. A gruppi, la comunità di Rick Owens procedeva anche lo scorso show, dedicato al guardaroba maschile del marchio. Ma ciò che si apprezza ora, quando il brivido della novità svanisce, è come lo stilista sia l’unico a Parigi a mostrare ogni corpo, orgoglioso delle sue persone. Una celebrazione della diversità che rimane coesa contrastando ancora una volta, lentamente e inarrestabilmente, l’intolleranza del presente. La loro presenza può essere a tratti minacciosa a vedersi, ma si rivela la più garbata e generosa di sempre. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 26/09/2024 19:30
Ultimo aggiornamento: 26/09/2024 19:38
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