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L’elogio della nuance per Pierre-Louis Mascia

«È un invito a essere più sfumati, sia cromaticamente che in termini di gentilezza. E noi pensiamo che il modo per esserlo passi attraverso l’arte», racconta il creativo francese che sceglie Pitti per il suo primo show, «Le cavalier bleu». In omaggio al movimento espressionista tedesco, combina danza, canto e moda co-ed

di Margherita Malaguti (Firenze)
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Un look Pierre-Louis Mascia (ph Niccolò Campita, courtesy Pierre-Louis Mascia)
Un look Pierre-Louis Mascia (ph Niccolò Campita, courtesy Pierre-Louis Mascia)

«It’s a story about culture. La moda ora parla di tutte le forme d’arte». Così Pierre-Louis Mascia introduce il suo primo show, in scena a Pitti. Ma sarebbe riduttivo definire «sfilata co-ed» ciò a cui gli ospiti assistono al Tepidarium Giacomo Roster. È una coreografia, un canto, un défilé.

Esiste nello spazio di unione di tutte le discipline che si abbracciano per celebrare quel nome consolidato nel calendario delle presentazioni della manifestazione fiorentina. Perché questa è l’anima di Pierre-Louis Mascia, marchio diretto alla creatività dallo stilista omonimo e controllato dal gruppo comasco Achille Pinto.

Due look Pierre-Louis Mascia (ph Niccolò Campita, courtesy Pierre-Louis Mascia)
Due look Pierre-Louis Mascia (ph Niccolò Campita, courtesy Pierre-Louis Mascia)

«Abbiamo fatto tutti i passi necessari per arrivare fin qui. Siamo partiti 16 anni fa con una piccola collezione di accessori in seta, che oggi è diventata un progetto importante. Ci sentiamo un marchio adolescente che sta facendo il suo ingresso nell’età adulta», aveva raccontato in anteprima lo stesso Mascia a MFF. Che sotto la volta in vetro di quella serra liberty nata per ospitare piante ornamentali e farfalle, porta ora la sua collezione «Le cavalier bleu».

Nella lingua madre del creativo francese, il nome è traduzione di Der blaue reiter, secondo dei due nuclei fondamentali dell’espressionismo tedesco all’inizio del XX secolo, centrato attorno a Vasilij Kandinskij e Franz Marc. «Ma non si tratta di Kandinskij, quanto di un movimento che ha combinato pittura, disegno, scultura, ballo, filosofia», spiega Pierre-Louis Mascia. «Io vengo dalla fine art. Ero un illustratore, non mi considero un fashion designer ma un dessinateur of fashion».

Un look Pierre-Louis Mascia (ph Niccolò Campita, courtesy Pierre-Louis Mascia)
Un look Pierre-Louis Mascia (ph Niccolò Campita, courtesy Pierre-Louis Mascia)

Quando incontra gli insider prima che il suo progetto-evento prenda vita, indossa quella che chiama «una semplice T-shirt», perfettamente e fantasiosamente stampata su seta come il suo know-how richiede, allungata tanto da essere ancora tee e già abito.

«Un teaser, mixa print da periodi diversi, c’è un po’ di archivio, diverse culture», dice raccontando il suo métissage colorato che accosta quelle stampe da cui ogni guardaroba parte e che accarezzano fiori, alberi della vita, geometrie, dégradé, délavé, riferimenti a Paesi diversi che qui vivono in armonia. Mentre auspica che il mondo sia più «così, non solo bianco e nero».

Cioè come quel sogno cromatico libero da rigidità di pensiero. E che da Mascia liberamente si muove con R.onde.s, una danza ancestrale circolare «sorprendentemente comune a tutte le civiltà e a tutti i continenti», immaginata dal coreografo di Tolosa Pierre Rigal ispirato da La danse di Henri Matisse. E che vibra assieme alla voce di Mélanie Chartreux. E che risuona in passerella tra trasparenze, dissolvenze da opaco a lucido, sovrapposizioni, contrasti di maglia e seta. «Uso tutti i colori, li mescoliamo e creiamo il nostro universo. In un black&white world, cerchiamo di sviluppare una ampia scala di sfumature. Ma serve un cammino per avere questa scala nella nostra vita, che significa anche un’emozione e un pensiero grandi», puntualizza Mascia. «Tutto riguarda le nuance che per me sono sinonimo di “délicatesse”. Ho iniziato facendo sciarpe come una carezza, una mano protesa. È il modo in cui voglio vedere le cose e conversare con gli altri in modo gentile».

Giudizio. Il messaggio? «Cerchiamo di essere sfumati, in termini di colore ma anche con l’idea di essere gentili. E noi pensiamo che il modo per esserlo passi attraverso l’arte. Così è l’elogio della nuance, ma anche l’elogio dell’artista», conclude Pierre-Louis Mascia. Che porta a Pitti pensieri alti e filosofici. E idee di seta, libere ed eleganti. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 13/06/2024 19:30
Ultimo aggiornamento: 13/06/2024 19:30
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