TrendL’edonismo di Valentino. Alessandro Michele: «Le interferenze sono la moda»
La maison di Mayhoola torna a sfilare a Roma, scegliendo Palazzo Barberini per veicolare l’idea del designer. «Monsieur Garavani creava donne perfette, io sono il disturbo di questa messa in onda», spiega il creativo. Che fa sfilare davanti a Gwyneth Paltrow e Lily Allen silhouette di richiamo 80s tra velli opulenti, pizzi e maxi bijoux di cristalli

Fire on Babylon risuona tra le stanze di Palazzo Barberini. La voce potente di Sinéad O’Connor è come un inno di resistenza tra gli affreschi del Trionfo della Divina provvidenza che osservano dall’alto con la loro immobile presenza. Valentino torna a sfilare a Roma per una stagione, a pochi mesi dalla scomparsa del founder della casa di moda, Valentino Garavani. Una scelta presa prima che questo accadesse e che rispecchiava il desiderio del direttore creativo Alessandro Michele, da quasi due anni alla guida della maison di Mayhoola for investments, di rendere omaggio alla città che è la sua casa. Oltre 700 tra ospiti e celebrities, tra cui spiccano Gwyneth Paltrow arrivata assieme a Giancarlo Giammetti e Lily Allen, che si è esibita nell’after party, hanno raggiunto sotto una pioggia scrosciante Palazzo Barberini, luogo di per sé di contrasti perché frutto di stratificazioni architettoniche e artistiche, che incarnano l’idea di cortocircuiti di Alessandro Michele.

«Le interferenze sono la moda», spiega il designer nel backstage. «Io stesso sono l’interferenza e quindi sono io che disturbo questa messa in onda e ciò che dà senso al mio lavoro. Disegno in una maison che non porta il mio nome ed è questa la tensione che produce ciò che vedete. Sono sempre con due piedi in due posti diversi». Un pensiero che porta a vedere nell’errore il bello, a trovare il fascino nell’imperfezione. «Il signor Valentino rendeva le donne perfette mentre io sono sempre quello un po’ storto. Ma noi non viviamo più in quel mondo di perfezione», prosegue Michele. Che traduce il suo pensiero in una collezione dove il massimalismo edonistico degli anni 80 viene riportato alla luce, citando Marina Ripa di Meana, una cliente storica del marchio. La si può rivedere nelle sue pellicce voluminose, riprodotte in velli sintetici, strette in vita da una cintura con il fiocco, nelle gonne drappeggiate cortissime o aperte a tulipano, con le vite segnate da fusciacche, nei top di pizzo dal profondo scollo che lasciano spazio a sontuosi bijoux, pensati per illuminare i colli e i volti. Grandi rouches danno volume agli abiti, mentre i pantaloni asciuttissimi sono indossati con capospalla opulenti. Le volute di tessuto che si svelano sul retro delle giacche sono centrate in un punto, segnato da quei piccoli bottoni di marmo che sono stati scelti come invito alla sfilata, richiamando quelli scolpiti da Bernini sul busto del cardinale Pietro Valier. Il corpo è spesso lasciato provocatoriamente nudo da veli con profili di cristalli che catturano lo sguardo.

In passerella c’è anche l’uomo, vestito di cappotti ampi, pantaloni dalle infinite pinces e sneakers che richiamano i color block della collezione. A chiudere lo show è un lungo abito color rosso Valentino, drappeggiato e scollato a V sulla schiena, dove si posa una lunga collana dorata con un ciondolo. «Mi piace questo colore, è così potente che gli ho lasciato spazio e disegnato poco», conclude Alessandro Michele, la cui riflessione va anche alle guerre in corso. «Non è facile lavorare quando il pensiero va laggiù ma anche le cose difficili possono produrre molta bellezza». Richiamare Sinéad O’Connor con Troy all’inizio dello show e Fire on Babylon non è stata, forse, una scelta casuale.

Giudizio. Il massimalismo degli 80s e l’opulenza sfacciata di quegli anni tornano con il desiderio di conquistare generazioni che quell’epoca non hanno vissuto. Erano una reazione a un momento complesso per l’Italia e per il mondo, che per certi versi ricorda le tensioni sociali e culturali odierne. Questa idea di edonismo è tradotto con estrema bravura dagli atelier in lavorazioni complesse, valore aggiunto della casa di moda, alle quali si affiancano soprattutto per l’uomo capi e accessori più essenziali che strizzano l’occhio al mercato. Il segnale della necessità di trovare un bilanciamento tra immagine e vendibilità, oggi più che mai necessario. (riproduzione riservata)
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