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Doublet tra tecnologia e natura

Materiali invisibili, grafiche corrosive e silhouette in divenire. Il brand immagina una collezione che parla di futuro, tra esitazione e ostinazione

di Donato D’Aprile (Parigi)
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Un look Doublet fall-winter 2026/27 (ph Donato D'Aprile)
Un look Doublet fall-winter 2026/27 (ph Donato D'Aprile)

«Next time, it will work». È con questa frase-manisfesto che Doublet racconta la sua collezione autunno-inverno 2026/27. Un immaginario estetico nato letteralmente dall’aria, ma anche dai suoi fallimenti. Così Masayuki Ino affronta la materia più impalpabile di tutte. Il tentativo. I tessuti derivano da Co2 catturata, microrganismi che «mangiano» gas serra, resine bio-based, inchiostri prodotti con il carbonio dei fumi di scarico.

Il risultato non è solo innovativo, è narrativo. Imperfezione, tensione tra tecnologia e natura, tra progresso e instabilità. Corpi vestiti di contraddizioni. Il tailoring si apre e si incrina, mentre imbottiture lucide e piumini gonfi evocano una protezione emotiva, come se l’abito respirasse insieme a chi lo indossa. È una sfilata che parla di errore, di tentativi, di umanità imperfetta.

Giudizio. La moda, proprio come l’aria, cambia, fallisce, si ricrea. E in quel continuo errore c’è un valore. Doublet firma una collezione complessa, poetica, a tratti caotica. Immaginando il futuro come un’ipotesi che respira. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 25/01/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 26/01/2026 18:58
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