TrendDoublet tra tecnologia e natura
Materiali invisibili, grafiche corrosive e silhouette in divenire. Il brand immagina una collezione che parla di futuro, tra esitazione e ostinazione
«Next time, it will work». È con questa frase-manisfesto che Doublet racconta la sua collezione autunno-inverno 2026/27. Un immaginario estetico nato letteralmente dall’aria, ma anche dai suoi fallimenti. Così Masayuki Ino affronta la materia più impalpabile di tutte. Il tentativo. I tessuti derivano da Co2 catturata, microrganismi che «mangiano» gas serra, resine bio-based, inchiostri prodotti con il carbonio dei fumi di scarico.
Il risultato non è solo innovativo, è narrativo. Imperfezione, tensione tra tecnologia e natura, tra progresso e instabilità. Corpi vestiti di contraddizioni. Il tailoring si apre e si incrina, mentre imbottiture lucide e piumini gonfi evocano una protezione emotiva, come se l’abito respirasse insieme a chi lo indossa. È una sfilata che parla di errore, di tentativi, di umanità imperfetta.
Giudizio. La moda, proprio come l’aria, cambia, fallisce, si ricrea. E in quel continuo errore c’è un valore. Doublet firma una collezione complessa, poetica, a tratti caotica. Immaginando il futuro come un’ipotesi che respira. (riproduzione riservata)
- Quali sono le principali sfide tecniche nella creazione di tessuti da CO2 e microrganismi?
- Come si inserisce il concetto di "fallimento" nel processo creativo e nella narrazione della collezione?
- Quali sono le implicazioni future di queste tecnologie nel settore della moda sostenibile?