TrendL’American dream di Giorgio Armani
«Ritorno a New York in un momento speciale della mia carriera e della mia vita. Ho appena compiuto 90 anni e la mia azienda ne fa 50», dice lo stilista. Che sfila negli spazi di Park avenue armory, trasformati in una stazione ferroviaria anni ‘30, tra viaggiatori avvolti in silhouette morbide e tocchi orientaleggianti
«Sono emozionato e felice. Ritorno a New York con un evento in un momento speciale della mia carriera e della mia vita. Ho appena compiuto 90 anni e la mia azienda sta per compierne 50». Il comeback di Giorgio Armani con una sfilata nella Grande mela ha il sapore di una celebrazione, ricca di ricordi legati a un mercato che, negli anni 80, accolse il designer con entusiasmo e lo consacrò nell’Olimpo della creazione grazie ad American gigolò e all’indimenticabile copertina del Time.
Occasione è l’inaugurazione di un maxi building commerciale e residenziale in Madison avenue, riprogettato su modello di un edificio degli anni 40. Epoca che ha ispirato spesso le creazioni dello stilista e che torna a farsi sentire, con ancora più forza, in occasione della sfilata spring-summer 2025 ospitata negli spazi di Park avenue armony, trasformati in un’ideale stazione ferroviaria d’altri tempi. «È un mio sogno d’infanzia che si avvera», ha proseguito il designer. «Da ragazzino amavo i trenini, di legno e di metallo, costavano molto. Non avevo soldi e mi domandavo se un giorno, da grande, avrei avuto dietro di me un vero treno».
Un American dream, che Giorgio Armani ha potuto vivere sulla sua pelle e che lo stilista ha voluto rievocare con una collezione ricca di citazioni al passato ma rivolta al presente. In uno spazio cinematografico, nell’oscurità della notte, una donna esce accompagnata dai suoi porter. Avanza con passo deciso su stivali flat in cui sono infilati morbidi pantaloni. Lo sguardo è coperto da un paio di occhiali da sole. Dietro di lei la scena si apre su un esercito di viaggiatrici e viaggiatori armaniani avvolti in silhouette morbide e allungate, che richiamano il fascino degli anni 30 e 40 amalgamato a suggestioni orientaleggianti. Tailleur pantalone di seta si alternano a trench di pelle, a giacche morbidamente posate sul corpo e a stratificazioni fluide dai toni polverosi.
La sera si accende invece dei bagliori del satin per abiti danzanti completati da piccoli boleri e alternati a pigiami boudoir, mentre ricami di cristalli danno vita a onde di rosa e azzurri polverosi in una sequenza cromatica armonica. «La collezione racconta un viaggio fantastico che attraversa un’epoca ricca di visioni, di ricordi fondendosi con stili diversi e modi di vestire», spiega lo stilista. «Ma è una collezione che parla al presente. Vorrei che il pubblico ne captasse i richiami cinematografici alle atmosfere degli anni 30 e, per un attimo, sognasse». E interrogato su quale sia il suo sogno più grande oggi, Giorgio Armani non ha dubbi: «Ricominciare tutto da capo». Riprendere quel lungo viaggio che lo ha portato a diventare un’icona dell’eleganza italiana nel mondo.
Giudizio. «L’America è molto importante. Lo è per legame storico e perché si tratta di un mercato ampio e vario, nel quale le possibilità di penetrazione sono sempre tante. Certamente la crisi attuale richiede una certa accortezza, ma la visione senza tempo che caratterizza il mio modo di fare moda penso possa avere ancora molta presa sul pubblico americano». La visione limpida di Giorgio Armani sul business si traduce in una collezione coerente con il suo stile. Un Italian lifestyle che il pubblico statunitense potrà respirare appieno nel nuovo building di Madison avenue. Ad applaudirlo c’è un parterre di vip che spazia da Amanda Seyfried a Brie Larson, da Aaron Taylor-Johnson a Orlando Bloom fino agli italiani Laura Pausini, Paola Cortellesi e Gianmarco Tamberi. E, mentre cresce l’attesa per le imminenti elezioni presidenziali, alla domanda su cosa ne pensi dello stile di Kamala Harris, il designer risponde: «Trovo sia una donna interessante con una forza nei tratti del viso intrigante. Bene per lei se dovesse occupare questo posto. Un buon inizio per cambiare le carte in tavola». (riproduzione riservata)